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Titolo convenzionale
Noi siamo i tre re (Michi)
Incipit
E noi siamo tre re dell’Oriente
Idioma
italiano
Modalità esecutiva
Voci miste
Genere
Derivazione colta
Argomento / Occasione / Funzione
Ciclo dell’anno. Riti natalizio-epifanici e di questua
Presentazione
Il componimento è pubblicato nella raccolta Michi con il titolo Lode sopra li tre Maggi con incipit Noi siam li tre re d’Oriente, articolato su otto strofe in rima zingaresca (Vedi foto allegata)
La maggior diffusione di Noi siamo i tre re (Michi) sembrerebbe concentrata fra i ladini di Fassa, dove è stato possibile documentarne ben venti varianti melodiche diverse, in dodici paesi» (Chiocchetti Morelli 1995). «Analogamente a Vigo di Fassa, la compresenza di varianti melodiche diverse, all’interno di uno stesso gruppo di cantori, è stata documentata anche nella vicina Pera di Fassa. In questo caso le varianti sono tre. A parziale spiegazione di questa grande varietà di melodie, va ricordato come in alcune località – dove l’usanza era particolarmente sentita – ci fossero diversi gruppi di trei rees. La concorrenza fra gruppi rivali diventava in questi casi agguerrita. Ovviamente chi conosceva un numero maggiore di melodie, aveva maggiori possibilità di ricevere qualcosa. Qualche gruppo più temerario tentava anche di spingersi “oltre confine”, invadendo così un territorio a sua volta già ampiamente saturato dai gruppi dei paesi vicini, i quali ovviamente reagivano in modo non sempre garbato. Esemplare in proposito un episodio, avvenuto intorno agli anni ’30, quando un gruppo di trei rees di Pera, diretto a Pozza, fu “scortato” da altri due ragazzi vestiti da guardie romane, con tanto di scudo e lance, con funzioni non solamente simboliche. Spesso infatti le zone periferiche fra un paese e l’altro potevano riservare ai malcapitati qualche spiacevole sorpresa, come il furto del denaro raccolto con la questua, il danneggiamento della stella o dei costumi» (Morelli 2014a, 161).
«Poche volte all’interno della ricerca etnomusicologica e della letteratura specializzata si è ingenerata tanta confusione come per due canti, differenti fra loro, ma accomunati dallo stesso incipit: Noi siamo i tre Re. Il primo è Noi siamo i tre Re (venuti dall’Oriente ad adorar Gesù) composto fra il 1759 ed il 1774 dal reverendo Giuseppe Maria Isotta (da qui il titolo convenzionale Noi siamo i tre re Isotta). Il secondo è Noi siamo i tre Re(d’Oriente che abbiam visto la gran stella), ovvero la Lode sopra li tre Maggi della raccolta Michi. Quest’ultimo componimento è largamente diffuso come canto della Stella in tutto l’Arco alpino italiano e ampiamente documentato nella letteratura etnomusicologia specializzata (Morelli 2014 149). In Trentino risulta ancor oggi il canto della Stella più̀ diffuso, segnatamente in Val dei Mòcheni, Val Rendena, Val di Cembra, Val di Fassa, Val di Non. «Il ritrovamento della Gartnersammlung ha riservato ulteriori sorprese a proposito di questo canto, legate ancora una volta alla Val di Non, dove a tutt’oggi il canto (e la relativa usanza) risulta definitivamente scomparso: appena un secolo fa però doveva essere molto conosciuto, dal momento che fu documentato in sei paesi diversi (Cavareno, Malosco, Amblar, Ruffrè, Coredo, Sfruz)» (Morelli 2014, 176).
«Non esiste alcuna traccia di Noi siamo i tre re (Michi) nelle fonti italiane al di qua delle Alpi, o meglio nelle principali raccolte italiane di laudi a travestimento spirituale cinque-seicentesche. Il dato di per sé non meraviglia più di tanto. Dalle annotazioni che accompagnano le laudi si evince chiaramente che si tratta di un repertorio confezionato a misura di congregazioni, monache, oratori, confraternite, singoli fedeli devoti, da eseguirsi in chiesa, conferenze, dottrina, pii trattenimenti ecc. Non si parla mai direttamente del rito della Stella o dei tre re; a questo tipo di destinazione avrebbe potuto contribuire lo stesso Michi, e proprio il canto in questione sembrerebbe costituire in proposito un ulteriore indizio. Si tratta infatti dell’unico testo dell’intera raccolta Michi con la presenza di un soggetto recitante, che dunque presuppone un’azione di tipo teatrale o para-teatrale del tutto simile effettivamente a certe varianti del rito della Stella. I tre re magi parlano infatti in prima persona, esemplificando il lungo viaggio affrontato seguendo la Stella, il loro proposito di trovare il Bambino Gesù per adorarlo, la volontà di «fargli un bel dono» e infine l’intenzione di proseguire il viaggio «alla ventura per adorare». Non a caso le molteplici versioni di Noi siamo i tre re (Michi) documentate in tutto l’arco alpino italiano prevedono spesso l’esecuzione da parte di cantori mascherati da re Magi, nel contesto diun’azione para-teatrale itinerante che intende rappresentare il viaggio verso Betlemme. Appurata l’estraneità di questo componimento dalla letteratura laudistica cinque-seicentesca, e proseguendo il lavoro di ricerca sulle sue possibili fonti, sono emersi alcuni indizi significativi proprio da quell’area germanofona non riformata,immediatamente a nord delle Alpi, dove secondo il Moser avrebbe avuto origine l’usanza della Stella, per consapevole impulso dei Gesuiti (Moser 1935, 58-97). Rivolgendo l’attenzione allo Sternsingen sul versante tedesco austriaco si trovano ad esempio alcune varianti che presentano lo stesso incipit Wir sind die drei König aus Morgenland(Noi siamo i tre re dell’Oriente), lo stesso andamento strofico, la stessa struttura narrativa, presenti nel testo pubblicato dal Michi (Morelli 1996, 159) .[…] In conclusione, come abbiamo già avuto modo di evidenziare a proposito dei canti Puer natus in Bethlehem e Oggi è nato un bel bambino, anche Noi siamo i tre re (Michi) potrebbe configurarsi come un testo appartenente ad una tradizione culturale germanofona mitteleuropea, sul quale don Giambattista Michi avrebbe potuto ricoprire un ruolo più attivo nell’opera di compilazione e di rielaborazione oppure forse anche di traduzione e adattamento» (Morelli 2014, 178).
Testo desunto
E noi siamo tre re dell’Oriente
che abbiam visto la gran stella
la qual porta la novella
la novella del gran Signor
Quale è nato Redentore
Redentor di tutto il mondo
quale è nato nel profondo
nel profondo per il peccà
Abbiam molto cavalcato
seguitando la gran stella
dell’Oriente su questa terra
su questa terra la notte e il dì
Noi andiam per sti contorni
se lo possiamo ritrovare
noi vogliamo adorare
adorar quel gran Signor
Et ancor per fargli onore
noi vogliam fargli un bel dono
oro incenso e mirra buona
mirra buona da presentar
Orsu dunque fratelli miei
qui non c’é più tempo di stare
noi dobbiamo seguitare
seguitar la nostra via
Di quel santo e re messia
quale é nato da Maria
Gesù Cristo in carne pura
noi andiamo all’avventura
all’avventura per adorar
Schema metrico
A8 B8 B8 c8
Integrità
si
Durata
00:01:52
Note sul documento
In funzione
si
Località
Pera di Fassa
Data
26/06/1987
Luogo ed occasione
Informatore
Bernard Marta (n. 1933), Piaz Giulia (n. 1928), Soraperra Anna (n. 1927), Winterle Ermanno (n. 1935), Casari Renzo (n. 1935)
Rilevatore
Morelli Renato
Sassu Pietro
Fondo / Raccolta
Canti pubblicati nel CD “Musica e canto popolare in Val di Fassa” (a cura di Morelli 1996)
Canti pubblicati nel CD “Stelle Gelindi tre Re“(Morelli 2014)
Canti pubblicati nel volume Musica e canto popolare in Val di Fassa (a cura di Chiocchetti 1996)
Canti pubblicati nel volume Quaderno di APTO n. 2 Canzoniere natalizio-epifanico (2026)
Canti pubblicati nel volume Stelle Gelindi tre Re (Morelli 2014)
Proprietà supporto originale
Renato Morelli
Note sul contesto
L’usanza della ‘Stella’ o dei ‘tre Re’ è diffusa in varie località dell’arco alpino, e in vaste zone dell’Europa centrale, soprattutto germanofona non riformata, ma anche boema, ungherese e slava. Nel periodo che va da Natale all’Epifania un gruppo di cantori, spesso mascherati da Re Magi, visita le case del paese, eseguendo un repertorio specifico di canti di questua e ricevendo in cambio doni di vario genere. Un cantore porta una stella solitamente illuminata e girevole. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso fra i singoli cantori. Sull’origine dell’usanza e dei relativi canti Renato Morelli ha condotto una ricerca trentennale alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti (Morelli 2014). Inoltre, sul canale Youtube del Museo è disponibile la serie di otto webinar Lezioni di musica popolare trentina. Stelle, Gelindi tre Re condotta da Morelli sull’argomento.
Schedatore
Morelli Renato
Zanolli Silvana
Data di modifica
23/03/2026