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Titolo convenzionale
Inno dei contadini
Incipit
Contadini del piano e del monte
Idioma
italiano-dialetto trentino
Modalità esecutiva
Voce femminile
Genere
Autorale
Argomento / Occasione / Funzione
Politica
Audio
Presentazione
Il testo fa riferimento «all’originale esperienza politica della “Lega dei contadini”, che soprattutto in Vallagarina dal 1910 al 1914 raccolse intorno a parole d’ordine di affermazione e di emancipazione i piccoli coltivatori diretti” […] la costituzione formale della Lega avviene il 5 maggio del 1910, per iniziativa di un gruppo di contadini di Isera fra cui spicca la leadership di Silvio Adami, e di un personaggio, per molti aspetti bizzarro e sconosciuto, che è l’erudito segretario comunale di San Lorenzo in Banale Patrizio Bosetti. […] Nel gennaio del 1911 si riesce a far uscire un proprio settimanale dal titolo “Il Contadino”. Il numero del 13 gennaio riporta in prima pagina gli scopi della Lega:
a) sollevare la casta dei contadini a livello delle altre caste lavoratrici; b) educare e dirigere i contadini nell’esercizio dei loro doveri e diritti politici amministrativi;
c) promuovere il benessere della parte più povera fra i contadini». (Antonelli 1980, 5)
«”Il Contadino” viene scritto dagli stessi contadini, che spediscono dai paesi cronache, composizioni in versi, offerte in denaro. Nascono appunto i canti.». (Ivi, 6)
Il canto qui trattato «non è diventato folklore, non ne aveva la possibilità: come molti canti sociali scritti perlopiù da maestri, nello sforzo pedagogico anche questo riesce concettuoso. Si tratta dell’ “Inno dei contadini”, l’inno ufficiale della Lega, composto da Patrizio Bonetti e da Silvio Adami. Ritroviamo parole e musica in un libretto commemorativo scritto da Saverio Adami in ricordo appunto del padre». (Antonelli 1980, 9)
Testo desunto
Contadini del piano e del monte
su sorgiamo che un grido c’invita
su ergiamo superba la fronte
dal lavor che ci ruba la vita
tutte ormai ci son collegate
dall’umano consorzio le classi
anca quelle che son più sfruttate
danno a noi che ci conti le classi
Sol la nostra di tutte più forte
è divisa derisa qualità
come il bue che chino paziente
alla terra che ara il suo pianto
dona tacito mentre che sente
del padrone gaudente il suo canto
così noi fino ad ora la schiena
abbian curva di un giogo violento
soffocando ogni pianto ogni pena
senza un grido un pensier di lamento
E siamo noi che col nostro lavoro
tutti al mondo saziamo e vestiamo
e siamo noi che col sangue decoro
tutti al mondo saziamo e vestiam
sì sì facciam
degli stati facciam
sì sì facciam
degli stati facciam
sì sì facciam
sì sì facciam
Schema metrico
A10 B10 A10 B10 C9 D10 C10 D10
Integrità
si
Durata
00:05:08
Note sul documento
In funzione
Località
Brentonico (frazione Crosano)
Data
01/01/1978
Luogo ed occasione
Ricerca approntata dal collettivo coordinato da Quinto Antonelli, costituito da: Cesare Andreolli, Gloria Andreolli, Vasco Andreolli, Giorgio Bertolli, Isa Bombana, Giorgio Dossi, Elia Giovanazzi, Giovanni La Spada, Giuliano Passerini, Franco Sartori, Carlo Schelfi, Gianni Tonetta, Nicola Zoller.
Informatore
Bianchi Ersilia ved. Bona (n. 1896)
Rilevatore
Antonelli Quinto (coord.)
Fondo / Raccolta
Crosano-Brentonico canti raccolti dal gruppo di ricerca coordinato da Quinto Antonelli (1971/1975)
Proprietà supporto originale
Quinto Antonelli
Note sul contesto
«La maggior parte dei canti non è esclusiva del Trentino, ma appartiene al più vasto repertorio settentrionale: Fanno eccezione quei pochi che si rifanno alle originali vicende trentine e degli anni del primo Novecento e della Grande Guerra. I canti sono redatti perlopiù in italiano, o meglio sono cantati nell’italiano popolare, la lingua franca che ne garantisce la comprensione e la circolazione.» … «…come ha scritto Sanga “In una lingua artificiale, che unisce in maniera originaria forme italiane e dialettali”, “Una lingua che non è mai stata parlata, ma che è stata creata apposta, in conseguenza delle necessità metriche”, (Sanga1976, 274). Mentre i canti totalmente dialettali sono poco numerosi e per lo più di argomento esclusivamente locale.». (Antonelli 1980, 3)
La ricerca nasce negli anni ‘70 nel contesto della moda del folk revival, che portò molti giovani a registrare canti popolari, anche in un contesto di attivismo politico e lotta di classe. «In principio, per noi giovani provinciali, ci fu solo Dario Fo. La rappresentazione del “Mistero Buffo” Costituirono la scoperta stupefatta di quella cultura che, negata e rimossa dal “Potere”, si voleva totalmente “Altra”; l’esperienza del Nuovo Canzoniere Italiano assicurava il collegamento, senza soluzione di continuità, tra cultura contadina e cultura operaia; le analisi di Lombardi – Satriani legittimavano infine l’identificazione già avvenuta nella coscienza: il folklore era una cultura di contestazione.». (Antonelli 1980, 1)
Schedatore
Meneghelli Pietro
Zanolli Silvana
Data di modifica
16/09/2026