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Titolo convenzionale
Dolce felice notte
Incipit
Oh dolce felice note
Idioma
italiano
Modalità esecutiva
Voci miste
Genere
Derivazione colta
Argomento / Occasione / Funzione
Ciclo dell’anno. Riti natalizio-epifanici e di questua
Audio
Presentazione
Componimento pubblicato nella raccolta Michi sotto il titolo Divoto Cantico per la notte di Natale con incipit Dolce felice notte. Lo schema metrico (basato su strofe di tre settenari e un quinario) è quello della zingaresca. Come canto della Stella* risulta largamente diffuso e documentato nella tradizione orale contemporanea soprattutto nell’arco alpino centro-orientale.
Dolce felice notte ha fatto registrare esiti particolarmente significativi per la ricerca filologica, in quanto è stato possibile trovare importanti riscontri con le “lodi a travestimento spirituale” della Controriforma.
«La fonte laudistica più antica di Dolce felice notte è il Libro Primo delle Laudi Spirituali (1563), dove il canto viene pubblicato con il titolo Laude della Natività di Giesù di Fra Serafino Razzi. Questa versione del sacerdote fiorentino verrà poi riportata integralmente in numerose raccolte successive (1577, 1583, 1589, 1608, 1609), segno evidente di una sicura popolarità. Rispetto al componimento del Razzi, la lezione Michi appare ampiamente rimaneggiata: alcune strofe risultano rielaborate, altre completamente diverse … nella tradizione popolare contemporanea – è bene sottolinearlo – si trovano esclusivamente lezioni del testo Michi» (Morelli 2014, 121).
«Dolce felice notte è largamente diffuso e documentato soprattutto nell’arco alpino centro-orientale, in area bresciana, veronese, vicentina e padovana, bellunese, veneziana e carnica. In Trentino viene eseguito in Val dei Mòcheni (Palù), Val Rendena (Pinzolo e Carisolo), Val di Cembra (Sover), su profili melodici sensibilmente differenti» (Morelli 2014, 111).
* L’usanza della ‘Stella’ o dei ‘tre Re’ è diffusa in varie località dell’arco alpino, e in vaste zone dell’Europa centrale, soprattutto germanofona non riformata, ma anche boema, ungherese e slava. Nel periodo che va da Natale all’Epifania un gruppo di cantori, spesso mascherati da Re Magi, visita le case del paese, eseguendo un repertorio specifico di canti di questua e ricevendo in cambio doni di vario genere. Un cantore porta una stella solitamente illuminata e girevole. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso fra i singoli cantori. Sull’origine dell’usanza e dei relativi canti Renato Morelli ha condotto una ricerca trentennale alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti (Morelli 2014). Inoltre, sul canale Youtube del Museo è disponibile la serie di otto webinar “Lezioni di musica popolare trentina. Stelle, Gelindi tre Re” condotta da Morelli sull’argomento.
Testo desunto
Oh dólce felice nòte
è che più chiaro sia di giórno
per vedér la luce atórno
la chiara stélla
per vedér la luce atórno
la chiara stélla
Oh Vèrgine o madre bèla
che da per tuto il móndo rège
il pastór del véro grège
Giusèpe santo
il pastór del véro grège
Giusèpe santo
Schema metrico
A7 B7 B7 C5
Integrità
no
Durata
00:02:37
Note sul documento
In funzione
si
Località
Zianigo (VE)
Data
05/01/1999
Luogo ed occasione
Informatore
Rilevatore
Fondo / Raccolta
Canti pubblicati nel volume Dolce felice notte (Morelli 2001)
Canti pubblicati nel CD “Dolce felice notte” (Morelli 2001)
Proprietà supporto originale
Renato Morelli
Note sul contesto
«A Zianigo di Mirano la Ciarastéa, intesa come questua, è stata interrotta diversi anni fa. l 5 gennaio (1999, ndr) ha avuto luogo una manifestazione che ha riunito il rito della Stella con la tradizionale pìroêa pàroêa (o pan e vin). […] I suonatori e i cantori, alcuni dei quali vestiti da pastori, sono circa venti, quasi tutti uomini, per la maggior parte anziani; altrettanti i “figuranti”, uomini e donne, mascherati con costumi orientaleggianti (tra cui i Re Magi e la Sacra Famiglia). Il gruppo parte da un’osteria del paese verso la casa di una famiglia contadina, che da qualche anno ospita lo “spettacolo” sul vasto spazio antistante l’abitazione, dove è allestito il falò. Assistono un centinaio di persone. Il coro esegue O dolce felice notte con l’accompagnamento di ottoni.
Ogni strofa è infatti preceduta dal motivo eseguito ai fiati, che accompagnano anche il finale (dal secondo verso dell’ultima strofa). I primi versi sono intonati da pochi cantori, ai quali si unisce poi il resto del coro.». (Carraro 2001, 236)
Schedatore
Corradini Lorenza
Meneghelli Pietro
Morelli Renato
Zanolli Silvana
Data di modifica
05/02/2025