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Dolce felice notte

Documento n. 1726

Titolo convenzionale

Dolce felice notte

Incipit

Oh dolce felice note

Idioma

italiano

Modalità esecutiva

Voci miste

Genere

Derivazione colta

Argomento / Occasione / Funzione

Ciclo dell’anno. Riti natalizio-epifanici e di questua

Media allegati

Audio

Presentazione

Componimento pubblicato nella raccolta Michi sotto il titolo Divoto Cantico per la notte di Natale con incipit Dolce felice notte. Lo schema metrico (basato su strofe di tre settenari e un quinario) è quello della zingaresca. Come canto della Stella* risulta largamente diffuso e documentato nella tradizione orale contemporanea soprattutto nell’arco alpino centro-orientale.
Dolce felice notte ha fatto registrare esiti particolarmente significativi per la ricerca filologica, in quanto è stato possibile trovare importanti riscontri con le “lodi a travestimento spirituale” della Controriforma.
«La fonte laudistica più antica di Dolce felice notte è il Libro Primo delle Laudi Spirituali (1563), dove il canto viene pubblicato con il titolo Laude della Natività di Giesù di Fra Serafino Razzi. Questa versione del sacerdote fiorentino verrà poi riportata integralmente in numerose raccolte successive (1577, 1583, 1589, 1608, 1609), segno evidente di una sicura popolarità. Rispetto al componimento del Razzi, la lezione Michi appare ampiamente rimaneggiata: alcune strofe risultano rielaborate, altre completamente diverse … nella tradizione popolare contemporanea – è bene sottolinearlo – si trovano esclusivamente lezioni del testo Michi» (Morelli 2014, 121).
«Dolce felice notte è largamente diffuso e documentato soprattutto nell’arco alpino centro-orientale, in area bresciana, veronese, vicentina e padovana, bellunese, veneziana e carnica. In Trentino viene eseguito in Val dei Mòcheni (Palù), Val Rendena (Pinzolo e Carisolo), Val di Cembra (Sover), su profili melodici sensibilmente differenti» (Morelli 2014, 111).
* L’usanza della ‘Stella’ o dei ‘tre Re’ è diffusa in varie località dell’arco alpino, e in vaste zone dell’Europa centrale, soprattutto germanofona non riformata, ma anche boema, ungherese e slava. Nel periodo che va da Natale all’Epifania un gruppo di cantori, spesso mascherati da Re Magi, visita le case del paese, eseguendo un repertorio specifico di canti di questua e ricevendo in cambio doni di vario genere. Un cantore porta una stella solitamente illuminata e girevole. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso fra i singoli cantori. Sull’origine dell’usanza e dei relativi canti Renato Morelli ha condotto una ricerca trentennale alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti (Morelli 2014). Inoltre, sul canale Youtube del Museo è disponibile la serie di otto webinar “Lezioni di musica popolare trentina. Stelle, Gelindi tre Re” condotta da Morelli sull’argomento.

Testo desunto

Oh dólce felice nòte
è che più chiaro sia di giórno
per vedér la luce atórno
la chiara stélla
per vedér la luce atórno
la chiara stélla

Oh Vèrgine o madre bèla
che da per tuto il móndo rège
il pastór del véro grège
Giusèpe santo
il pastór del véro grège
Giusèpe santo

Schema metrico

A7 B7 B7 C5

Integrità

no

Durata

00:02:37

Note sul documento

Rilevazione

In funzione

si

Località

Zianigo (VE)

Data

05/01/1999

Luogo ed occasione

Informatore

Rilevatore

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel volume Dolce felice notte (Morelli 2001)

Canti pubblicati nel CD “Dolce felice notte” (Morelli 2001)

Proprietà supporto originale

Renato Morelli

Note sul contesto

«A Zianigo di Mirano la Ciarastéa, intesa come questua, è stata interrotta diversi anni fa. l 5 gennaio (1999, ndr) ha avuto luogo una manifestazione che ha riunito il rito della Stella con la tradizionale pìroêa pàroêa (o pan e vin). […] I suonatori e i cantori, alcuni dei quali vestiti da pastori, sono circa venti, quasi tutti uomini, per la maggior parte anziani; altrettanti i “figuranti”, uomini e donne, mascherati con costumi orientaleggianti (tra cui i Re Magi e la Sacra Famiglia). Il gruppo parte da un’osteria del paese verso la casa di una famiglia contadina, che da qualche anno ospita lo “spettacolo” sul vasto spazio antistante l’abitazione, dove è allestito il falò. Assistono un centinaio di persone. Il coro esegue O dolce felice notte con l’accompagnamento di ottoni.
Ogni strofa è infatti preceduta dal motivo eseguito ai fiati, che accompagnano anche il finale (dal secondo verso dell’ultima strofa). I primi versi sono intonati da pochi cantori, ai quali si unisce poi il resto del coro.». (Carraro 2001, 236)

Schedatura

Schedatore

Corradini Lorenza

Meneghelli Pietro

Morelli Renato

Zanolli Silvana

Data di modifica

05/02/2025

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