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Titolo convenzionale
Il testamento del marchese di Saluzzo (Nigra 136)
Incipit
El capitan della compagnia
Idioma
epico-lirico
Modalità esecutiva
Voci miste
Genere
Ballate epico-liriche, titoli convenzionali di Costantino Nigra
Argomento / Occasione / Funzione
Narrazione
Presentazione
«Nelle principali raccolte “storiche” trentina troviamo pubblicate solo tre lezioni di questa ballata, raccolte rispettivamente da Zenatti (Pasetti 1923, 12), Bolognini (1979, 184) e Bertagnolli (1910, 14). Esiste inoltre una lezione raccolta da Widter nella limitrofa provincia di Vicenza, e pubblicata da Wolf nel 1864 (Wolf-Widter 1864, n. 136). Nella tradizione orale trentina è stato possibile registrare solo questa variante di Chizzola, con incipit «el capitan della compagnia» dove troviamo anche la “scusa” della barca per non eseguire l’ordine del capitano morente a raggiungerlo; nelle versioni antiche piemontesi i soldati adducono solo motivi di “funzionalità militare” (montare la guardia, passare la rivista ecc.). Questi motivi di «locomozione» (non hanno la barca, o le scarpe) si trovano solo nelle versioni successive alla Prima guerra mondiale.
Costantino Nigra pubblica quattro versioni piemontesi, tutte con incipit: «Sur capitani di Salüsse l’a tanto mal ch’a mürirà» (Signor capitano di Saluzzo ha tanto male che morirà). Proprio per questo assegnò il titolo Il testamento del marchese di Saluzzo, ma soprattutto perché era sicuro che il canto si riferisse alla morte e alle intricate vicende testamentarie di Michele Antonio, undecimo marchese di Saluzzo, capitano generale dell’armata francese (morto a Napoli nel 1528, all’età di trentasette anni, in seguito d’una ferita ricevuta all’assedio di Aversa): «È vera la scena con cui s’apre il racconto; vera la presenza dei commilitoni al letto di morte; vera la qualità di figlio primogenito; vera la menzione della madre nel testamento. È storica pure, come si è visto, la disposizione data perché la salma fosse trasportata nel suo paese natale. L’epoca in cui fu composto il canto può con ogni probabilità fissarsi al tempo della morte del marchese e dell’arrivo in Piemonte della novella portata dai soldati reduci dalla malaugurata spedizione; se pure non fu opera dei soldati stessi» (Nigra 1974, 614). […] Il grande filologo piemontese crede dunque di ravvisare nel testo della ballata elementi tali da rendere certa l’attribuzione dell’origine (o dell’adattamento) della ballata; Roberto Leydi avanza qualche dubbio in proposito, e propone un’altra chiave interpretativa: «Si può forse convenire che la morte del marchese di Saluzzo e le vicende del suo testamento siano, in qualche modo, connesse con questa ballata, ma non c’è dubbio che ci troviamo di fronte ad un componimento di significato magico, di ascendenza antica e radicato nel profondo nel mondo mitico, non soltanto europeo» (Leydi 2019, 37).
Questo elemento ‘magico’ emergerebbe soprattutto nelle versioni (non piemontesi) successive alla Prima guerra mondiale, che ha fatto registrare una decisa riscoperta di questa ballata, diventata popolarissima in molte regioni italiane, pubblicata anche nella celebre raccolta Canti dei soldati di Jahier-Gui (edita nella Trento “redenta” del 1918), entrando così a far parte stabilmente del repertorio dei cori alpini. Osserva a questo proposito Leydi «[…] Ma la straordinaria novità della nuova versione del Testamento è la comparsa di un nuovo elemento magico, assente nei testi più vecchi. L’elemento, cioè, del fiore sulla tomba che completa e definisce il senso magico della storia, in piena coerenza con lo smembramento rituale del corpo. È questo un motivo che affonda le sue radici nella favolistica e che ricorre in più d’una ballata, come finale e sempre come disposizione testamentaria. Stabilmente, come in Fior di tomba (Nigra 15) e ne Le due tombe (Nigra 18); occasionalmente in alcune lezioni di La fuga (Nigra 15), Il corsaro (Nigra 15), La bevanda sonnifera (Nigra 77), Marbruch (Ferraro), ecc. Pare abbastanza sorprendente (e il fenomeno potrebbe suggerire ulteriori considerazioni sul forte, permanente valore magico del significato comunicativo di gran parte delle ballate) che, con l’assunzione di questo motivo tradizionale del fiore sulla tomba, il canto accentui i suoi caratteri di ballata magica proprio nel corso del nostro secolo, cioè in un momento di generale crisi della coscienza magica. Il capitano che lascia per testamento che l’ultimo pezzo del suo corpo sia dato alla montagna «che lo fiorisca di rose e fior» null’altro chiede che poter magicamente risorgere in forma di vegetale (vegetale fiore che può anche ritrasformarsi in uomo come in molte altre favole» (Leydi 2019, 40).»
Morelli 2022, 379-380
Testo desunto
El capitan della compagnia
e l’è malato sta per morir
ghé manda a dire ai sui soldati
perché lo vangano a ritrovar
I suoi soldati di la del fiume
no i g’ha la barca no i pòl passar
o con la barca o senza barca
i miei soldati li voglio qua
Cossa comandélo sior capitano
che i suoi soldati i è arriva’
io comando che il mio corpo
in cinque pezzi sia taglia’
Schema metrico
[P] [t] [P] [t]
Integrità
no
Durata
00:01:29
Note sul documento
In funzione
Località
Chizzola
Data
07/11/1993
Luogo ed occasione
Informatore
1. Cipriani Luigi (1915), 2. Martinelli Corino (1902), 3. Zadra Carmelo (1924), con la collaborazione di Cumer Enzo
Rilevatore
Morelli Renato
Fondo / Raccolta
Canti pubblicati nel volume Dame rondini amanti guerrieri (Morelli 2022)
Chizzola canti raccolti da Renato Morelli (1993)
Proprietà supporto originale
Morelli Renato
Note sul contesto
Schedatore
Corradini Lorenza
Morelli Renato
Zanolli Silvana
Data di modifica
04/02/2025