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Titolo convenzionale
Ingrata Serbia
Incipit
Ingrata Serbia, ingrata e crudele
Idioma
italiano
Modalità esecutiva
Voci miste
Genere
Canzone
Argomento / Occasione / Funzione
Ciclo della vita. Riti di separazione: lamento per la morte del soldato
Audio
Presentazione
«Canzone militare risalente alla Prima guerra mondiale, diffusa nell’Italia settentrionale con il titolo “Addio padre e madre addio”. In Trentino è invece stata documentata come: “Sui monti scarpazi” [Pedrotti 1976], “Tu ti recasti alla Serbia” e “O crudele destino di Serbia” [Morelli et al. 1983]. In alcune versioni rilevate la protagonista esprime il dolore per aver perso il marito al fronte, per essere rimasta sola con una figlia piccola e conclude con una protesta nei confronti delle classi dominanti. Altre versioni hanno invece come protagonista il soldato, che si lamenta per la partenza in guerra e racconta la sua stessa morte.» (Grillo e Trentini da scheda APTO)
Testo desunto
Ingrata Serbia, ingrata e crudele
tu uccidesti l’amato consorte
quando mi giunse l’annuncio di morte
un dolore provai di morir
Schema metrico
A10 B10 B11 c10
Integrità
no
Durata
00:01:17
Note sul documento
In funzione
Località
Brentonico
Data
01/01/1971
Luogo ed occasione
Ricerca approntata dal collettivo coordinato da Quinto Antonelli, costituito da: Cesare Andreolli, Gloria Andreolli, Vasco Andreolli, Giorgio Bertolli, Isa Bombana, Giorgio Dossi, Elia Giovanazzi, Giovanni La Spada, Giuliano Passerini, Franco Sartori, Carlo Schelfi, Gianni Tonetta, Nicola Zoller.
Informatore
Rilevatore
Antonelli Quinto (coord.)
Fondo / Raccolta
Crosano-Brentonico canti raccolti dal gruppo di ricerca coordinato da Quinto Antonelli (1971/1975)
Proprietà supporto originale
Quinto Antonelli
Note sul contesto
«La maggior parte dei canti non è esclusiva del Trentino, ma appartiene al più vasto repertorio settentrionale: Fanno eccezione quei pochi che si rifanno alle originali vicende trentine e degli anni del primo Novecento e della Grande Guerra. I canti sono redatti perlopiù in italiano, o meglio sono cantati nell’italiano popolare, la lingua franca che ne garantisce la comprensione e la circolazione.» … «…come ha scritto Sanga “In una lingua artificiale, che unisce in maniera originaria forme italiane e dialettali”, “Una lingua che non è mai stata parlata, ma che è stata creata apposta, in conseguenza delle necessità metriche”, (Sanga1976, 274). Mentre i canti totalmente dialettali sono poco numerosi e per lo più di argomento esclusivamente locale.». (Antonelli 1980, 3)
La ricerca nasce negli anni ‘70 nel contesto della moda del folk revival, che portò molti giovani a registrare canti popolari, anche in un contesto di attivismo politico e lotta di classe. «In principio, per noi giovani provinciali, ci fu solo Dario Fo. La rappresentazione del “Mistero Buffo” Costituirono la scoperta stupefatta di quella cultura che, negata e rimossa dal “Potere”, si voleva totalmente “Altra”; l’esperienza del Nuovo Canzoniere Italiano assicurava il collegamento, senza soluzione di continuità, tra cultura contadina e cultura operaia; le analisi di Lombardi – Satriani legittimavano infine l’identificazione già avvenuta nella coscienza: il folklore era una cultura di contestazione.». (Antonelli 1980, 1).
Schedatore
Corradini Lorenza
Zanolli Silvana
Data di modifica
14/09/2026