Documento n. 1793

Titolo convenzionale

Ingrata Serbia

Incipit

Ingrata Serbia, ingrata e crudele

Idioma

italiano

Modalità esecutiva

Voci miste

Genere

Canzone

Argomento / Occasione / Funzione

Ciclo della vita. Riti di separazione: lamento per la morte del soldato

Media allegati

Audio

Presentazione

«Canzone militare risalente alla Prima guerra mondiale, diffusa nell’Italia settentrionale con il titolo “Addio padre e madre addio”. In Trentino è invece stata documentata come: “Sui monti scarpazi” [Pedrotti 1976], “Tu ti recasti alla Serbia” e “O crudele destino di Serbia” [Morelli et al. 1983]. In alcune versioni rilevate la protagonista esprime il dolore per aver perso il marito al fronte, per essere rimasta sola con una figlia piccola e conclude con una protesta nei confronti delle classi dominanti. Altre versioni hanno invece come protagonista il soldato, che si lamenta per la partenza in guerra e racconta la sua stessa morte.» (Grillo e Trentini da scheda APTO)

Testo desunto

Ingrata Serbia, ingrata e crudele
tu uccidesti l’amato consorte
quando mi giunse l’annuncio di morte
un dolore provai di morir

Schema metrico

A10 B10 B11 c10

Integrità

no

Durata

00:01:17

Note sul documento

Rilevazione

In funzione

Località

Brentonico

Data

01/01/1971

Luogo ed occasione

Ricerca approntata dal collettivo coordinato da Quinto Antonelli, costituito da: Cesare Andreolli, Gloria Andreolli, Vasco Andreolli, Giorgio Bertolli, Isa Bombana, Giorgio Dossi, Elia Giovanazzi, Giovanni La Spada, Giuliano Passerini, Franco Sartori, Carlo Schelfi, Gianni Tonetta, Nicola Zoller.

Informatore

Rilevatore

Antonelli Quinto (coord.)

Fondo / Raccolta

Crosano-Brentonico canti raccolti dal gruppo di ricerca coordinato da Quinto Antonelli (1971/1975)

Proprietà supporto originale

Quinto Antonelli

Note sul contesto

«La maggior parte dei canti non è esclusiva del Trentino, ma appartiene al più vasto repertorio settentrionale: Fanno eccezione quei pochi che si rifanno alle originali vicende trentine e degli anni del primo Novecento e della Grande Guerra. I canti sono redatti perlopiù in italiano, o meglio sono cantati nell’italiano popolare, la lingua franca che ne garantisce la comprensione e la circolazione.» … «…come ha scritto Sanga “In una lingua artificiale, che unisce in maniera originaria forme italiane e dialettali”, “Una lingua che non è mai stata parlata, ma che è stata creata apposta, in conseguenza delle necessità metriche”, (Sanga1976, 274). Mentre i canti totalmente dialettali sono poco numerosi e per lo più di argomento esclusivamente locale.». (Antonelli 1980, 3)
La ricerca nasce negli anni ‘70 nel contesto della moda del folk revival, che portò molti giovani a registrare canti popolari, anche in un contesto di attivismo politico e lotta di classe. «In principio, per noi giovani provinciali, ci fu solo Dario Fo. La rappresentazione del “Mistero Buffo” Costituirono la scoperta stupefatta di quella cultura che, negata e rimossa dal “Potere”, si voleva totalmente “Altra”; l’esperienza del Nuovo Canzoniere Italiano assicurava il collegamento, senza soluzione di continuità, tra cultura contadina e cultura operaia; le analisi di Lombardi – Satriani legittimavano infine l’identificazione già avvenuta nella coscienza: il folklore era una cultura di contestazione.». (Antonelli 1980, 1).

Schedatura

Schedatore

Corradini Lorenza

Zanolli Silvana

Data di modifica

14/09/2026

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