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La barbiera francese

Documento n. 1972

Titolo convenzionale

La barbiera Francese (Nigra 33)

Incipit

A Torino c’è una barbiera

Idioma

epico-lirico

Modalità esecutiva

Voci miste

Genere

Ballate epico-liriche, titoli convenzionali di Costantino Nigra

Argomento / Occasione / Funzione

Narrazione

Media allegati

Audio

Trascrizione musicale

Presentazione

«La Barbiera francese risulta essere la ballata più nota in Val dei Mòcheni; è infatti conosciuta in tutti i paesi sia romanzi che alloglotti, in un’unica versione. La sua diffusione in tutte le regioni dell’Italia settentrionale è talmente ampia che spesso i ricercatori hanno tralasciato di documentarla dandone per scontata la conoscenza.
Così La Barbiera paga lo scotto della sua popolarità figurando spesso nelle raccolte a stampa in misura inversamente proporzionale alla sua reale diffusione. Costantino Nigra sostiene anche per questa ballata un’origine francese, pur non escludendo anche l’ipotesi di una provenienza catalana [Nigra 1974, 224]. Come osserva Conati, va ricordato a questo proposito che in alcune regioni francesi – come ad esempio il Delfinato e la Provenza – ma anche in Piemonte, il mestiere di barbiere veniva tradizionalmente esercitato dalle donne [Conati 1976, 85].». (Morelli 2006, 245)

Testo desunto

A Torino c’è una barbiera
e che fa la barba
e che fa la barba al forestier

O barbiera bella barbiera
vorresti farmi
vorresti farmi la barba a me

O sì sì che te la faria
ma ho paura
ma ho paura del mio marì

Mio marito l’è andato in Francia
e co la speranza
e co la speranza di non ritornar

Se ritorna se non ritorna
è sempre stato
è sempre stato il mio primo amor

Ed intanto che l’aqua scaldava
e la barbiera
e la barbiera filava il rasor

Ed intanto che la saponava
e la barbiera
e la barbiera cambiava il colo

Schema metrico

[P] [t]

Integrità

si

Durata

00:02:30

Note sul documento

«Le lezioni C – Fierozzo e H – Mezzano, presentano un incipit «A Torino c’è una barbiera», [il quale] maggiormente si avvicina alle lezioni più antiche documentate dalle fonti a stampa a partire da quelle ottocentesche» (cfr. Nigra (1888, 223), Ferraro (1870, 60), Tammi (Iannone 1989, 94)».
Morelli 2022, 172- 173

Rilevazione

In funzione

si

Località

Fierozzo San Felice (Val dei Mòcheni)

Data

24/01/1988

Luogo ed occasione

Informatore

Rilevatore

Morelli Renato

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel volume Dame rondini amanti guerrieri (Morelli 2022)

Canti pubblicati nel volume Identità musicale della Val dei Mòcheni (Morelli 1996)

Val dei Mòcheni (Fierozzo San Felice) canti raccolti da Renato Morelli (1985 - 1990)

Proprietà supporto originale

Morelli Renato

Note sul contesto

Le numerose lezioni raccolte in Val dei Mòcheni sono sostanzialmente coincidenti sia per quanto riguarda il testo letterario che il rivestimento musicale; non mancano tuttavia alcune microvarianti che è opportuno segnalare. Sebbene la lezione C – Fierozzo S. Felice contenga un numero di strofe inferiore rispetto ad esempio alla lezione B – Palù – che risulta indubbiamente la più completa – presenta tuttavia un incipit che maggiormente si avvicina alle lezioni più antiche documentate dalle raccolte a stampa. A Torino c’è una barbiera trova infatti riscontri con le prime lezioni ottocentesche, fra cui quelle piemontesi raccolte dallo stesso Nigra [p. 223, incipit: An Türin a j’è na franséiza, la fa la barba ai soi amur], quella monferrina del Ferraro [p. 60, incipit: Anti Tirin su j’è d’ina barbèra feiva la barba soi amadur] e infine quella emiliana del Tammi [Iannone 1989, 94, incipit: A Turin gh’è una barbiera cla fa la bärba a j’avantur]. Per quanto riguarda il rivestimento musicale non si segnalano varianti di rilievo nel profilo melodico, ad eccezione della prima battuta della versione D – Frassilongo. La melodia corrisponde alla versione raccolta in Val di Cembra da Zanettin [p. 49] e presenta significative analogie con alcune versioni venete, quali ad esempio quella vicentina raccolta dal Paiola [p. 155], e quelle trevigiane riportate rispettivamente del Zanon [p. 78] e dal Pratella [p. 101], il quale in particolare annota come «la melodia, di aspetto ottocentesco e per coro popolare a due voci, non si allontana dal genere dei canti in coro”. Da segnalare infine l’andamento polivocale della versione B – Palù; la conduzione delle parti, più ricca e articolata rispetto ad altri componimenti, sembrerebbe direttamente proporzionale al grado di popolarità di questo canto.» (Morelli 2006, 245)

Schedatura

Schedatore

Corradini Lorenza

Morelli Renato

Zanolli Silvana

Data di modifica

17/05/2025

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