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Titolo convenzionale
La mia morosa...
Incipit
La me morosa l’è quele grande
Idioma
italiano-dialetto trentino
Modalità esecutiva
Voce maschile
Genere
Lirico monostrofico, Maitinade
Argomento / Occasione / Funzione
Ciclo della vita. Satira. Mondo femminile
Audio
Presentazione
«Sono mattinate scherzose che sembrano essere molto diffuse in Alta Italia. […]
Ma il tema erotico-scatologico de “la mia morosa” è trattato anche nelle villotte istriane pubblicate da Giuseppe Radole (1968, 56) e in quelle venete raccolte da Dino Coltro nel secondo volume del suo Paese Perduto (1976, 305)». (Antonelli 1980, 72)
Testo desunto
La me morosa l’è quele grande
che a far l’amor s’ha smerdà le gambe
la s’ha smerdà le gambe e anca i calcagni
a far l’amor se ga dei bei guadagni
La me morosa stando alla finestra
la m’ha gettato ‘n stronzo sulla testa
la m’ha dito: Prendi amor mio
e l’è un sospir che me scampà de drio
La me morosa la me n’ha fato una
la me morosa la me n’ha fato una
la me n’ha fato una
stando al balcon la m’ha mostrà la luna
Ma mi ghe n’ho fato una de pù bele
go mostra ‘l batista cole campanele
Schema metrico
A11 B10 C11 C11
Integrità
si
Durata
00:02:03
Note sul documento
In funzione
Località
Brentonico
Data
01/01/1971
Luogo ed occasione
Ricerca approntata dal collettivo coordinato da Quinto Antonelli, costituito da: Cesare Andreolli, Gloria Andreolli, Vasco Andreolli, Giorgio Bertolli, Isa Bombana, Giorgio Dossi, Elia Giovanazzi, Giovanni La Spada, Giuliano Passerini, Franco Sartori, Carlo Schelfi, Gianni Tonetta, Nicola Zolle
Informatore
Rilevatore
Antonelli Quinto (coord.)
Fondo / Raccolta
Crosano-Brentonico canti raccolti dal gruppo di ricerca coordinato da Quinto Antonelli (1971/1975)
Proprietà supporto originale
Quinto Antonelli
Note sul contesto
«La maggior parte dei canti non è esclusiva del Trentino, ma appartiene al più vasto repertorio settentrionale: Fanno eccezione quei pochi che si rifanno alle originali vicende trentine e degli anni del primo Novecento e della Grande Guerra. I canti sono redatti perlopiù in italiano, o meglio sono cantati nell’italiano popolare, la lingua franca che ne garantisce la comprensione e la circolazione.» … «…come ha scritto Sanga “In una lingua artificiale, che unisce in maniera originaria forme italiane e dialettali”, “Una lingua che non è mai stata parlata, ma che è stata creata apposta, in conseguenza delle necessità metriche”, (Sanga1976, 274). Mentre i canti totalmente dialettali sono poco numerosi e per lo più di argomento esclusivamente locale.». (Antonelli 1980, 3)
La ricerca nasce negli anni ‘70 nel contesto della moda del folk revival, che portò molti giovani a registrare canti popolari, anche in un contesto di attivismo politico e lotta di classe. «In principio, per noi giovani provinciali, ci fu solo Dario Fo. La rappresentazione del “Mistero Buffo” Costituirono la scoperta stupefatta di quella cultura che, negata e rimossa dal “Potere”, si voleva totalmente “Altra”; l’esperienza del Nuovo Canzoniere Italiano assicurava il collegamento, senza soluzione di continuità, tra cultura contadina e cultura operaia; le analisi di Lombardi – Satriani legittimavano infine l’identificazione già avvenuta nella coscienza: il folklore era una cultura di contestazione.». (Antonelli 1980, 1)
Schedatore
Meneghelli Pietro
Zanolli Silvana
Data di modifica
11/09/2026