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La sposa porcaia (Nigra 55)

Documento n. 3039

Titolo convenzionale

La sposa porcaia (Nigra 55)

Incipit

E quel dì che me marìo

Idioma

epico-lirico

Modalità esecutiva

Voci maschili

Genere

Ballate epico-liriche, titoli convenzionali di Costantino Nigra

Argomento / Occasione / Funzione

Narrazione

Media allegati

Audio

Presentazione

«Le attestazioni di questa ballata in Trentino sono pochissime. Assente in quasi tutte le principali raccolte “storiche”, ne troviamo pubblicate solo due lezioni: una raccolta da Albino Zenatti (Pasetti 1923, 36) e una da Silvio Pedrotti, il quale le assegna il titolo La suocera (Pedrotti 1976, 46). Sono note anche due lezioni ottocentesche piemontesi pubblicate da Giuseppe Ferraro con i titoli La sposa del crociato (Monferrato) e La moglie (Pontelagoscuro) (Ferraro 1870, 101). Costantino Nigra assegnailvece a questa ballata il titolo La sposa porcaia, in quanto individua significativi riscontri con l’antico canto della Porcaiuola, diffuso in Francia, Provenza, Catalogna (Nigra 1976, 374.). […]
Il contenuto delle tre lezioni pubblicate dal Nigra può essere così riassunto: un marito, prima di andare in guerra, raccomanda a sua madre di trattar bene la sposa: non le faccia fare il bucato, la tenga in camera a cucire e ricamare. Ma appena il marito parte, la suocera manda nei campi la nuora a badare ai porci, obbligandola a filare, a portare a casa la legna. La nuora passa così sette anni senza ridere e senza cantare. Il primo giorno che canta, la sente suo marito, appena arrivato, che scopre così il perfido inganno della suocera. Rimprovera quindi acerbamente la madre, imponendole d’ora di servire la nuora, minacciandola in caso contrario di tagliarle la testa. (Ibidem, 75).
Tutti questi elementi della narrazione sono presenti anche nell’unica variante trentina che sono riuscito a registrare nel corso di una memorabile serata di ricerca a Mezzano, con i vecchi cantori raggruppati per l’occasione da Emanuela Corona, il 6 marzo 1994.»(Morelli 2022, 226)

 

Testo desunto

E quel dì che me marìo
ala guera me toca andar
quel che mi racomando
mama mia la mia moiér
quel che mi racomando
mama mia la mia moiér

E di non tenerla al fogo
né ala rogia a lavar
ala guera me toca andar
quel che mi racomando
mama mia la mia moiér
quel che mi racomando
mama mia la mia moiér

E di non tenerla al fogo
né ala rogia a lavar
tenerla in camerèla
a cusìr e a ricamàr

La ghe dà la ròca e ‘l fuso
e la stopa da filàr
poi la la manda sola
for coi boi a pascolàr

E la stete ben sete ani
senza mai podér parlar
quel giorno che la parla
so marì l’é rivola’

O boara bèla boara
di chi son quei boi là
l’è i boi de me madòna
prego ‘l ciel la creperà

tenerla in camerèla
a cusìr e a ricamàr

La ghe dà la ròca e ‘l fuso
e la stopa da filàr
poi la manda sola
for coi boi a pascolàr

E la stete ben sete ani
senza mai podér parlar
quel giorno che la parla
so marì l’é riva’ là

O boara bèla boara
di chi son quei boi là
l’è i boi de me madòna
prego ‘l ciel la creperà

Schema metrico

[P] [t] [P] [t]

Integrità

si

Durata

00:02:54

Note sul documento

Rilevazione

In funzione

no

Località

Vermiglio

Data

01/12/2024

Luogo ed occasione

Chiesa di Santa Caterina, registrazioni di Walter Marini (dicembre 2024) per il Quaderno di APTO n. 1, Canzoniere Vermigliano

Informatore

Delpero Alberto Daldoss Ernesto Scanzi Marco Bertolini Danilo Barbacovi Ivo Bertolini Daniele Conta Giorgio Bertolini Stefano Callegari Andrea

Rilevatore

Delpero Alberto

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel volume Quaderno di APTO n.1 Cantori da Verméi “Canzoniere Vermigliano” (2025)

Proprietà supporto originale

I cantori da Verméi

Note sul contesto

Schedatura

Schedatore

Morelli Renato

Zanolli Silvana

Data di modifica

06/01/2026

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