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L’uccellino del bosco

Documento n. 1892

Titolo convenzionale

L'uccellino del bosco (Nigra 95)

Incipit

E quell’oselin dal bosc

Idioma

epico-lirico

Modalità esecutiva

Voci miste

Genere

Ballate epico-liriche, titoli convenzionali di Costantino Nigra

Argomento / Occasione / Funzione

Narrazione

Media allegati

Audio

Trascrizione musicale

Presentazione

«Questa ballata, ampiamente documentata in un gran numero di raccolte, è presente in quasi tutto il territorio italiano, ma soprattutto al Nord. Secondo il Nigra «la canzone non ha perfetto riscontro né in Francia né in Catalogna» [Nigra 1974, 527]; per forma e contenuto sembrerebbe a tutt’oggi senza riscontri in area extra italiana.
L’uccellino del bosco sembrerebbe appartenere in sostanza alla categoria delle lagnanze della donna “malmaritata”; nelle numerose lezioni pubblicate pur mantenendo quasi sempre invariato il titolo e l’incipit, risulta alquanto diversificato nel finale. Così in alcune versioni, alla delusione della malmaritata fa seguito un lungo elenco di misfatti compiuti dallo sposo [Iannone 1989, 185]; in altre il tema della perduta libertà ha dato luogo ad una versione di tipo risorgimentale, nella quale l’uccellino vola in braccio a Garibaldi portando la lettera sigillata dove sta scritto di liberare l’Italia [Leydi 1973, 277; Santoli 1968, 253-261]» ( Morelli 2006, 299)

Testo desunto

E quell’oselin dal bosc
e quell’oselin dal bosc
che a la campagna el vola
quell’oselin dal bosc
che a la campagna el vola

E dove saral volà
e dove saral volà
su la finestra oi bèla
e dove saral volà
su la finestra oi bèla

E cosa averàl portà
e cosa averàl portà
na letra sigilata
e cosa averàl portà
na letra sigilata

E cosa ghe g’èra su
e cosa ghe g’èra su
di maritarti oi bella
e cosa ghe g’èra su
di maritarti oi bella

E mi son sposata ier
e mi son sposata ier
oggi mi son pentita
e mi son sposata ier
oggi mi son pentita

E gò tolt en brut en vèc
e gò tolt en brut en vèc
l’è pien di gelosia
e gò tolt en brut en vèc
l’è pien di gelosia

E va là vilan col bò
e va là vilan col bò
a lavorar la tera
e va là vilan col bò
a lavorar la tera

E lavorela ben ben
e lavorela ben ben
e ti darò la paga
e lavorela ben ben
e ti darò la paga

E la paga del vilan
e la paga del vilan
tre carantani al giorno
e la paga del vilan
tre carantani al giorno

E tol gió el baston dré a l’us
e tol gió el baston dré a l’us
e pinf e ponf la paga
e tol giò el baston dré a l’us
e pinf e ponf la paga

Schema metrico

[t] [P] (rip)

Integrità

si

Durata

00:04:30

Note sul documento

«In Val dei Mòcheni L’uccellino del bosco è diffuso in quasi tutti i paesi: le 6 lezioni documentate risultano sostanzialmente coincidenti pur presentando alcune microvarianti non secondarie, sia in relazione al testo letterario che a quello musicale.
Le lezioni di Fierozzo San Felice e Frassilongo risultano ad esempio più complete di tre strofe; in questo caso il tema della perduta libertà dà luogo ad una versione di tipo ‘sindacale’, con il tema finale del villano ricacciato a «lavorare la terra» per una paga di «tre carantani al giorno», che possono anche trasformarsi in sonore bastonate «e pinf e ponf la paga». Questo stesso tema «E pinf e punf la paga, la paga del villan» è presente anche in una lezione nonesa di Tavon, documentata nel 1906 dalla “ritrovata” raccolta Gartner (Vinati e Zanolli 2008, 317). La versione B – Palù, pur risultando priva di questo finale, si conclude con un’acclamazione alla libertà, una rivincita delle nubili nei confronti delle maritate: «Eviva la libertà e chi la sà godere». Questa strofa conclusiva trova riscontri non soltanto con la lezione di Chizzola raccolta alla fine dell’Ottocento da Albino Zenatti e pubblicata dalla Pasetti (1923, 27: «Viva la libertà e chi la sa godere! E chi la goderà? Noi altre zovinote. E chi la suspirerà? Le done maritate») ma anche con le prime raccolte a stampa ottocentesche, […].
Per quanto riguarda in particolare l’impianto polivocale, da segnalare la prevalenza – nelle versioni dei paesi mòcheni alloglotti – dell’intervallo di quinta in cadenza di dominante e in chiusura di frase, che può trasformarsi in una specie di pedale o bordone, come ad esempio nella F – S. Francesco».
Morelli 2022, 323-324

Rilevazione

In funzione

si

Località

Fierozzo San Felice (Val dei Mòcheni)

Data

17/01/1988

Luogo ed occasione

Informatore

Rodler Valentino, Gozzer Rosina in Rodler, Moltrer Mario, Gozzer Maria in Moltrer, Gozzer Basilio, Oberosler Emma in Battisti

Rilevatore

Morelli Renato

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel volume Dame rondini amanti guerrieri (Morelli 2022)

Canti pubblicati nel volume Identità musicale della Val dei Mòcheni (Morelli 1996)

Val dei Mòcheni (Fierozzo San Felice) canti raccolti da Renato Morelli (1985 - 1990)

Proprietà supporto originale

Morelli Renato

Note sul contesto

«In Val dei Mòcheni la ballata è diffusa in quasi tutti i paesi, solamente nella versione “amorosa”: le sei lezioni documentate conservano il medesimo incipit, che è poi lo stesso del Nigra, e risultano sotanzialmente coincidenti pur presentando alcune microvarianti non secondarie, sia in relazione al testo letterario che a quello musicale. Le lezioni di Fierozzo S. Felice e Frassilongo risultano ad esempio più complete di tre strofe; in questo caso il tema della perduta libertà da luogo ad una versione di tipo “sindacale”, con il tema finale del villano ricacciato a lavorare la terra per una paga di tre carantani al giorno, che possono anche trasformarsi in sonore bastonate e pinf e ponf la paga.
La lezione B – Palù, pur risultando priva di questo finale, si conclude con un’acclamazione alla libertà, una rivincita delle nubili nei confronti delle maritate: Eviva la libertà e chi la sà godere. Questa strofa conclusiva trova precisi riscontri non soltanto con la lezione di Chizzola raccolta alla fine dell’Ottocento da Albino Zenatti e pubblicata dalla Pasetti [p. 27: Viva la libertà e chi la sa godere! E chi la goderà? Noi altre zovinote. E chi la suspirerà? Le done maritate] ma anche con le prime raccolte a stampa ottocentesche, a partire dalle lezioni canavesi e genovesi del Nigra [pp. 525-526], reggiana del Ferraro [p. 464], piacentina del Tammi [Iannone 1989, 191].
Per quanto riguarda il rivestimento musicale, tutte le versioni mòchene utilizzano in sostanza lo stesso profilo melodico; proprio questa notevole somiglianza e stabilità potrebbe far pensare ad una diffusione recente del canto, su un modello di rielaborazione che peraltro ricalca fedelmente la melodia pubblicata dal Pargolesi [1892, 26], fatta propria anche dal coro della SAT [1961, 79].
L’unica eccezione sembrerebbe rappresentata dalla variante E – Frassilongo, che introduce la diversificazione ritmica del refrain leratanplan plan plan plan se l’avesse ’n man; questa variante coincide esattamente con quella cembrana raccolta da Zanettin [1967, 134].
Per quanto riguarda infine l’impianto polivocale, da segnalare la prevalenza – nelle versioni dei paesi alloglotti – dell’intervallo di quinta in cadenza di dominante e in chiusura di frase, che può trasformarsi in una specie di pedale o bordone, come ad esempio nella variante F – S. Francesco.» (Morelli 2006, 299)

Schedatura

Schedatore

Corradini Lorenza

Morelli Renato

Zanolli Silvana

Data di modifica

08/06/2025

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