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L’uccello fuor di gabbia

Documento n. 754

Titolo convenzionale

L'uccello fuor di gabbia (Nigra 63)

Incipit

Canarino mio bel canarin

Idioma

epico-lirico

Modalità esecutiva

Voci femminili

Genere

Ballate epico-liriche, titoli convenzionali di Costantino Nigra

Argomento / Occasione / Funzione

Narrazione

Media allegati

Audio

Presentazione

«L’uccello fuor di gabbia è una ballata poco diffusa e non sembrerebbe finora esser stata raccolta in Trentino; quantomeno non è stata pubblicata in nessuna raccolta a stampa relativa sia a quest’area che alle province venete limitrofe. I raffronti sembrerebbero limitati all’area lombarda, piemontese e toscana. Da qui l’interesse per le due versioni mòchene, sostanzialmente coincidenti, registrate a Palù e a Viarago. Si tratta di un canto non ancora o non sufficientemente indagato da parte degli studiosi; lo stesso Nigra si limita a riportare tre lezioni piemontesi, senza aggiungere alcuna nota di commento.
L’esame del testo suggerisce una lettura di tipo allusivo e metaforico, in chiave erotica. Rispetto alle lezioni ottocentesche, quelle di Palù e Viarago risultano prive delle strofe iniziali, che di solito rendono ancor più espliciti questi riferimenti. Ad esempio nella lezione lucchese del Giannini (1889, 223), la bella alzandosi di buon ora trova l’uccellino che canta su una ramella; lo acchiappa e lo tiene sette anni sotto «’l covile delle lenzuola». L’uccellino riesce poi a scappare perché la mamma della bella è «troppo briccona»; da qui la richiesta di ritornare nella gabbiola d’oro «tanto di drento che tanto di fuora», come appunto nelle due lezioni mòchene.
La presenza del refrain «e ciombola lila lella eviva l’amor» in entrambe le nostre lezioni trova precisi riscontri sia in quelle ottocentesche. […]. Come è noto i refrains costituiscono una caratteristica non secondaria delle ballate, in quanto elementi non-narrativi di un testo altrimenti essenzialmente narrativo. A causa del loro frequente carattere ritmico è stato suggerito che proprio i refrain mostrino come una volta le ballate fossero abitualmente “ballate”.»
Morelli 2022, 229

Testo desunto

Canarino mio bel canarin
canarino mio bel canarin
vuoi tu venir nella mia cabiòla
e ciómbola lila lèlla evviva l’amór
vuoi tu venir nella mia cabiòla
e ciómbola lila lèlla evviva l’amór

Nella tua cabiòla non vòglio venìr
nella tua cabiòla non vòglio venìr
perché l’èi vecchia e no la xe nuova
e ciómbola lila lèlla evviva l’amór
perché l’èi vecchia e no la xe nuova
e ciómbola lila lèlla evviva l’amór

Se l’èi vecchia la farém rinovàr
se l’èi vecchia la farém rinovàr
oro al di dentro argento al di fòra
e ciómbola lila lèlla evviva l’amór
oro al di dentro argento al di fòra
e ciómbola lila lèlla evviva l’amór

Schema metrico

[P] [P] (ins)

Integrità

no

Durata

00:01:33

Note sul documento

Rilevazione

In funzione

no

Località

Viarago (Val dei Mòcheni)

Data

31/01/1991

Luogo ed occasione

Informatore

1. Zampedri Sira in Carlin (1925), 2. Zampedri Nilda in Zampedri (1923), 3. Bernabè Tea in Zampedri (1937), 4. Zampedri Nello (1936)

Rilevatore

Morelli Renato

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel volume Dame rondini amanti guerrieri (Morelli 2022)

Canti pubblicati nel volume Identità musicale della Val dei Mòcheni (Morelli 1996)

Canti pubblicati nel volume Storia del paese nei documenti e nei ricordi Viaracum, Vilrag, Viarac, Viarago (Aa.Vv. 2004)

Val dei Mòcheni (Viarago) canti raccolti da Renato Morelli (1988-1991)

Proprietà supporto originale

Renato Morelli

Note sul contesto

« Rispetto alle lezioni ottocentesche, quelle di Palù e Viarago risultano prive delle strofe iniziali, che di solito rendono ancor più espliciti questi riferimenti. Ad esempio nella lezione lucchese del Giannini [Giannini 1889, 223], la bella alzandosi di buon ora trova l’uccellino che canta su una ramella; lo acchiappa e lo tiene sette anni sotto ’l covile delle lenzuola. L’uccellino riesce poi a scappare perché la mamma della bella è troppo briccona; da qui la richiesta di ritornare nella gabbiola d’oro tanto di drento che tanto di fuora, come appunto nell’incipit delle due lezioni mòchene. La presenza del refrain (e ciombola lila lella eviva l’amor) in entrambe le nostre lezioni trova precisi riscontri sia in quelle ottocentesche rispettivamente monferrina del Ferraro [p. 145: trullalalera trullalalà] e lucchese del Giannini [p. 223: tra-la-i-ra-la-la-la], che in quelle contemporanee piemontesi del Vigliermo [1986, 50: e puitrallaù lerillalalà] e brianzole della Spreafico [1971, 134: combolerillerela combolerillerà]. Come è noto i refrains costituiscono una caratteristica non secondaria delle ballate, in quanto elementi non-narrativi di un testo altrimenti essenzialmente narrativo. A causa del loro frequente carattere ritmico è stato suggerito che proprio i refrains mostrino come una volta le ballate fossero abitualmente “ballate”.» (Morelli, 2006)

Schedatura

Schedatore

Corradini Lorenza

Grillo Chiara

Morelli Renato

Trentini Michele

Zanolli Silvana

Data di modifica

17/05/2025

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