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Maledizione della madre

Documento n. 1866

Titolo convenzionale

Maledizione della madre (Nigra 23)

Incipit

Giovanotti o giovanotti

Idioma

epico-lirico

Modalità esecutiva

Voce femminile

Genere

Ballate epico-liriche, titoli convenzionali di Costantino Nigra

Argomento / Occasione / Funzione

Narrazione

Media allegati

Audio

Trascrizione musicale

Presentazione

«Questa ballata, identificata dal Nigra con il titolo Maledizione della madre, racconta di una ragazza che vuole sposare il Re di Francia (o un altro spasimante) contro la volontà della madre. La figlia non ubbidisce, fugge e finisce però annegata attraversando a cavallo il mare o un corso d’acqua, memore della maledizione lanciatale dalla madre. Prima di morire rimpiange i suoi bei capelli, vestiti, occhi, mani etc. che finiranno mangiati dai pesci, succhiati dalle balene etc. Verso la fine dell’Ottocento – in occasione del grande flusso migratorio dei contadini settentrionali verso l’America meridionale – questa celebre e antica ballata ha conosciuto una “seconda giovinezza” attraverso un nuovo adattamento alle tematiche dell’emigrazione. Il contrasto con la madre non riguarda più la richiesta di matrimonio bensì il denaro necessario per emigrare in America, mentre il cavallo si trasforma in bastimento; lo svolgimento narrativo, le strofe centrali e finali del componimento rimangono peraltro sostanzialmente inalterate. Con l’incipit Mamma mia dammi cento lire / che in America voglio andar la ballata è molto diffusa in tutta l’Italia settentrionale.» (Morelli, 2006, 238)

Testo desunto

Giovanotti o giovanotti
di quala parte vogliamo andar
di quala parte vogliamo andar

Noi anderemo da la vedovella
la gà na figlia da maritar
la gà na figlia da maritar

La mia figlia l’èi troppo giovane
no l’èi capace da maritar
no l’èi capace da maritar

E aspettiamola ancor trei anni
che granda e granda la vegnerà
che granda e granda la vegnerà

I doi trei anni son già passati
è la figlia da maritar
è la figlia da maritar

I suoi fratelli a la finestra
oi cara mama lasséla andar
oi cara mama lasséla andar

Vaten pure o figlia mia
a la briglia del tuo caval
a la briglia del tuo caval

Quando era in mezzo al mare
il suo cavallo si ha spaventà
il suo cavallo si ha spaventà

Salda salda o figlia mia
a la briglia del tuo caval
a la briglia del tuo caval

Fino adesso son stata salda
ma de chi inanzi non possio più
ma de chi inanzi non possio più

Le parole della mia mamma
son venute da verità
son venute da verità

Le parole dei miei fratelli
eran quelle che mi ha ingannà
eran quelle che mi ha ingannà

I miei capelli ’sì rizzi e biondi
in fondo al mare si spargeran
in fondo al mare si spargeran

La mia carne ’sì bella e bianca
i pesci del mare si nutrirà
i pesci del mare si nutrirà

Il mio sangue ’sì dolce e buono
i pesci del mare i lo beverà
i pesci del mare i lo beverà

Schema metrico

Integrità

si

Durata

00:05:43

Note sul documento

Vesione ‘più antica’, originale

Rilevazione

In funzione

si

Località

Frassilongo (Val dei Mòcheni)

Data

01/03/1991

Luogo ed occasione

Informatore

Rilevatore

Morelli Renato

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel volume Dame rondini amanti guerrieri (Morelli 2022)

Canti pubblicati nel volume Identità musicale della Val dei Mòcheni (Morelli 1996)

Val dei Mòcheni (Frassilongo) canti raccolti da Renato Morelli (1988 -1991)

Proprietà supporto originale

Renato Morelli

Note sul contesto

«La versione più antica di Maledizione della madre è documentata solamente a Frassilongo e Roveda. In questo caso variano anche i profili melodici, che risultano essere di due tipi, nettamente distinti anche rispetto alla versione “emigrazione”:
1) D – Frassilongo, E – Roveda
2) C – Frassilongo.
Per Maledizione della madre dunque, è stato possibile registrare tre versioni diverse, all’interno di uno stesso gruppodi informatori,dello stessopaese Frassilongo; anche in questo caso però, osservando le schede da campo, appare evidente come le due versioni più antiche siano conosciute esclusivamente dalle informatrici più anziane, che tra l’altro in un primo momento non ricordavano esattamente l’intero componimento. Infatti nella seduta del 20.12.1990 l’incipit delle lezioni D e C risulta essere rispettivamente Noi anderemo a la vedovella e Voglio andar da la vedovella, che corrisponde a quello della lezione F – Roveda Anderem dalla vedovella. Nella registrazione effettuata a Frassilongo il successivo 1.3.1991 (alla quale si riferiscono le trascrizioni) i due componimenti risultano più completi, e iniziano ripettivamente con Giovanoti bei giovanoti e Giovanoti o giovanoti. Questotipodiincipitpresentadei riscontri con l’area veneta: una lezione raccolta dal Wolf a Montortone (Padova) nella prima metà dell’Ottocento inizia infatti con Da che parte o giovanoti volete andar? Volì andar da una vedovela. [Wolf e Widter 1864, 328]. Una lezione vicentina più recente viene riportata dal Paiola: Giovanotto bel giovanotto da quala parte vorresti andar? [Paiola 1975, 376]. L’incipit con il tema ella vedovella risulta peraltro riscontrabile anche in autorevoli lezioni ottocentesche rispettivamente piemontesi, emiliane e trentine, quali ad esempio quelle raccolte dal Nigra [p. 172, incipit: La vedovela l’à na fieta, bèla biundina da maridè], dal Ferraro [p. 361, incipit: Bun-na seira, vidovela, vostra fija am vorii dà?], dal Tammi [Iannone 1989, 82, incipit: La vedovella la g’ha una fiola troppa giuvna da marida] e infine dallo Zenatti [Pasetti 1923, 22, incipit: O vedovèla, vorésse darme la vossa fiola da maridar?].»(Morelli 2006, 238)

Schedatura

Schedatore

Corradini Lorenza

Morelli Renato

Zanolli Silvana

Data di modifica

17/05/2025

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