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Noi siamo i tre re (Michi)

Documento n. 894

Titolo convenzionale

Noi siamo i tre re (Michi)

Incipit

E noi siamo i tre Re Magi

Idioma

italiano

Modalità esecutiva

Voci maschili

Genere

Derivazione colta

Argomento / Occasione / Funzione

Ciclo dell’anno. Riti natalizio-epifanici e di questua

Media allegati

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Trascrizione musicale

Presentazione

l componimento è pubblicato nella raccolta Michi con il titolo Lode sopra li tre Maggi con incipit Noi siam li tre re d’Oriente, articolato su otto strofe in rima zingaresca (Vedi foto allegata)

La maggior diffusione di Noi siamo i tre re (Michi) sembrerebbe concentrata fra i ladini di Fassa, dove è stato possibile documentarne ben venti varianti melodiche diverse, in dodici paesi» (Chiocchetti Morelli 1995). (Morelli 2014a, 161). «A penia la rituale visita dei trei rees vede protagonisti i bambini che per l’occasione vestono costumi ricavati dall’abito femminile tradizionale, portando una stella girevole di cartone e specchi» (Morelli 2014a, 169)

«Poche volte all’interno della ricerca etnomusicologica e della letteratura specializzata si è ingenerata tanta confusione come per due canti, differenti fra loro, ma accomunati dallo stesso incipit: Noi siamo i tre Re. Il primo è Noi siamo i tre Re (venuti dall’Oriente ad adorar Gesù) composto fra il 1759 ed il 1774 dal reverendo Giuseppe Maria Isotta (da qui il titolo convenzionale Noi siamo i tre re Isotta). Il secondo è Noi siamo i tre Re(d’Oriente che abbiam visto la gran stella), ovvero la Lode sopra li tre Maggi della raccolta Michi. Quest’ultimo componimento è largamente diffuso come canto della Stella in tutto l’Arco alpino italiano e ampiamente documentato nella letteratura etnomusicologia specializzata (Morelli 2014 149). In Trentino risulta ancor oggi il canto della Stella più̀ diffuso, segnatamente in Val dei Mòcheni, Val Rendena, Val di Cembra, Val di Fassa, Val di Non. «Il ritrovamento della Gartnersammlung ha riservato ulteriori sorprese a proposito di questo canto, legate ancora una volta alla Val di Non, dove a tutt’oggi il canto (e la relativa usanza) risulta definitivamente scomparso: appena un secolo fa però doveva essere molto conosciuto, dal momento che fu documentato in sei paesi diversi (Cavareno, Malosco, Amblar, Ruffrè, Coredo, Sfruz)» (Morelli 2014, 176).

«Non esiste alcuna traccia di Noi siamo i tre re (Michi) nelle fonti italiane al di qua delle Alpi, o meglio nelle principali raccolte italiane di laudi a travestimento spirituale cinque-seicentesche. Il dato di per sé non meraviglia più di tanto. Dalle annotazioni che accompagnano le laudi si evince chiaramente che si tratta di un repertorio confezionato a misura di congregazioni, monache, oratori, confraternite, singoli fedeli devoti, da eseguirsi in chiesa, conferenze, dottrina, pii trattenimenti ecc. Non si parla mai direttamente del rito della Stella o dei tre re; a questo tipo di destinazione avrebbe potuto contribuire lo stesso Michi, e proprio il canto in questione sembrerebbe costituire in proposito un ulteriore indizio. Si tratta infatti dell’unico testo dell’intera raccolta Michi con la presenza di un soggetto recitante, che dunque presuppone un’azione di tipo teatrale o para-teatrale del tutto simile effettivamente a certe varianti del rito della Stella. I tre re magi parlano infatti in prima persona, esemplificando il lungo viaggio affrontato seguendo la Stella, il loro proposito di trovare il Bambino Gesù per adorarlo, la volontà di «fargli un bel dono» e infine l’intenzione di proseguire il viaggio «alla ventura per adorare». Non a caso le molteplici versioni di Noi siamo i tre re (Michi) documentate in tutto l’arco alpino italiano prevedono spesso l’esecuzione da parte di cantori mascherati da re Magi, nel contesto diun’azione para-teatrale itinerante che intende rappresentare il viaggio verso Betlemme. Appurata l’estraneità di questo componimento dalla letteratura laudistica cinque-seicentesca, e proseguendo il lavoro di ricerca sulle sue possibili fonti, sono emersi alcuni indizi significativi proprio da quell’area germanofona non riformata,immediatamente a nord delle Alpi, dove secondo il Moser avrebbe avuto origine l’usanza della Stella, per consapevole impulso dei Gesuiti (Moser 1935, 58-97). Rivolgendo l’attenzione allo Sternsingen sul versante tedesco austriaco si trovano ad esempio alcune varianti che presentano lo stesso incipit Wir sind die drei König aus Morgenland (Noi siamo i tre re dell’Oriente), lo stesso andamento strofico, la stessa struttura narrativa, presenti nel testo pubblicato dal Michi (Morelli 1996, 159) .[…] In conclusione, come abbiamo già avuto modo di evidenziare a proposito dei canti Puer natus in Bethlehem e Oggi è nato un bel bambino, anche Noi siamo i tre re (Michi) potrebbe configurarsi come un testo appartenente ad una tradizione culturale germanofona mitteleuropea, sul quale don Giambattista Michi avrebbe potuto ricoprire un ruolo più attivo nell’opera di compilazione e di rielaborazione oppure forse anche di traduzione e adattamento» (Morelli 2014, 178).

Testo desunto

E noi siamo i tre Re Magi
i tre Re Magi dell’Oriente
che abbiam visto la gran stella
la qual porta la novella
la novella del Signor

Abbiam molto scavalcato
seguitando la gran stella
dall’Oriente in questa terra
in questa terra notte e dì

Di quel santo Re Messia
quale è nato da Maria
Gesù Cristo in carne pura
noi andiamo alla ventura
a l’avventura per adorar

In qual è nato il Redentore
il Redentore di tutto il mondo
che è nato nel profondo
nel profondo per il pecca’

Vogliam fare un nobil dono
vogliam fare un grande onore
oro mirra e incenso puro
incenso puro per il Signor

Così sia

Schema metrico

A8 B8 C8 C8 d8 - E8 F8 F8 g9

Integrità

si

Durata

00:01:18

Note sul documento

Rilevazione

In funzione

si

Località

Penia di Fassa

Data

05/01/1982

Luogo ed occasione

Registrazione effettuata a Tesero il 17 gennaio 1999, durante la PRIMA RASSEGNA DELLA STELLA Canto rituale di questua (ideazione Renato Morelli), in occasione del convegno DON GIAMBATTISTA MICHI DI TESERO (1651-1690) La raccolta dei Sacri Canti e la tradizione orale contemporanea.

Informatore

Micheluzzi Raul (1971), Gianchetta Roberto (1972), Chiocchetti Ezio (1971)

Rilevatore

Morelli Renato

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel CD “Musica e canto popolare in Val di Fassa” (a cura di Morelli 1996)

Canti pubblicati nel CD “Stelle Gelindi tre Re“(Morelli 2014)

Canti pubblicati nel volume Musica e canto popolare in Val di Fassa (a cura di Chiocchetti 1996)

Canti pubblicati nel volume Quaderno di APTO n. 2 Canzoniere natalizio-epifanico (2026)

Val di Fassa ricerca Istituto Culturale ladino (1979-1994)

Proprietà supporto originale

Istituto Culturale Ladino "Majon de Fascegn".

Note sul contesto

L’usanza della ‘Stella’ o dei ‘tre Re’ è diffusa in varie località dell’arco alpino, e in vaste zone dell’Europa centrale, soprattutto germanofona non riformata, ma anche boema, ungherese e slava. Nel periodo che va da Natale all’Epifania un gruppo di cantori, spesso mascherati da Re Magi, visita le case del paese, eseguendo un repertorio specifico di canti di questua e ricevendo in cambio doni di vario genere. Un cantore porta una stella solitamente illuminata e girevole. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso fra i singoli cantori. Sull’origine dell’usanza e dei relativi canti Renato Morelli ha condotto una ricerca trentennale alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti (Morelli 2014). Inoltre, sul canale Youtube del Museo è disponibile la serie di otto webinar Lezioni di musica popolare trentina. Stelle, Gelindi tre Re condotta da Morelli sull’argomento.

Schedatura

Schedatore

Morelli Renato

Zanolli Silvana

Data di modifica

02/04/2026

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