torna a tutte le schede

Noi siamo i tre re (Isotta)

Documento n. 1702

Titolo convenzionale

Noi siamo i tre re (Isotta)

Incipit

Noi siamo noi tre re

Idioma

italiano

Modalità esecutiva

Voci bianche

Genere

Derivazione colta

Argomento / Occasione / Funzione

Ciclo dell’anno. Riti natalizio-epifanici e di questua

Media allegati

Audio

Video

Foto

Trascrizione musicale

Presentazione

Il componimento è pubblicato nella «Cantata per i personaggi rappresentanti li tre re maggi», composta dal reverendo Giuseppe Maria Isotta (da qui il titolo convenzionale Noi siamo i tre re (Isotta), tra il 1759 ed il 1774 (vedi foto allegata)

«Analogamente alla comunità germanofona di Palù e Fierozzo S. Felice in Val dei Mòcheni, anche nella comunità cimbra di Luserna l’usanza dei tre Re vanta antiche tradizioni. A differenza delle due comunità mòchene dove i cantori portano di maso in maso una grande stella colorata illuminata e girevole, a Luserna viene portato un piccolo presepio fissato sulla sommità di un bastone, assieme all’immancabile stella. Altra differenza significativa riguarda l’età dei partecipanti che qui è solitamente circoscritta a quella scolastica elementare. La vigilia dell’Epifania, alcuni gruppi di ragazze e ragazzi mascherati da Re Magi visitano le case del paese, eseguendo il canto Noi siamo i tre Re (Isotta)» (Morelli 2014a, 243).

«Poche volte all’interno della ricerca etnomusicologica e della letteratura specializzata si è ingenerata tanta confusione come per due canti, differenti fra loro, ma accomunati dallo stesso incipit: Noi siamo i tre Re.  Il primo è Noi siamo i tre Re(d’Oriente che abbiam visto la gran stella), ovvero la Lode sopra li tre Maggi della raccolta Michi. Il secondo è Noi siamo i tre R  (venuti dall’Oriente ad adorar Gesù), con testo, struttura metrica e andamento strofico del tutto differenti. Quest’ultimo componimento risulta essere il canto della Stella più diffuso e documentato dell’intero arco alpino, per il quale è stato possibile risalire all’autore e alla data di composizione. La Cantata per i personaggi rappresentanti li tre re maggi, fu infatti composta dal reverendo Giuseppe Maria Isotta, tra il 1759 ed il 1774, quando era penitenziere di Forno, in Val Strona (VB). Fu pubblicata dallo stampatore Pietro Ostinelli di Como. Questa preziosa fonte a stampa fu ritrovata nel 2011 da Antonio Bellati a Premana (Valsassina) dove il rito dei “tre Re” costituisce a tutt’oggi uno dei momenti più significativi e imponenti di questa tradizione in tutto l’arco alpino» (Morelli 2014a, 231).

«Il confronto con tutte le varianti evidenzia un dato significativo: nella maggioranza dei casi il profilo melodico presenta significative analogie, riconducibili ad una stessa matrice musicale. Questo “prototipo” melodico emerge anche dal confronto con le versioni delle regioni limitrofe, segnatamente l’area veneto-bellunese e lombardo-piemontese» (Morelli 2014, 259). Si può dunque presumere che questa matrice musicale sia relativamente recente non facendo registrare varianti significative.

«Anche in Trentino risulta essere il più diffuso: è stato possibile registrare varianti più o meno integre di “Noi siamo i tre re (Isotta)” in Val dei Mòcheni (Fierozzo S. Felice e S. Francesco), Val di Fassa (Moena), Val di Cembra (Cembra, Grumes), Giudicarie (Bondo), Bleggio (Balbido), Val di Ledro (Concei), Val Rendena (Javré, Vigo Rendena), Val di Non (Tuenno), Val di Sole (Cogolo), Rotaliana (Mezzocorona, Faedo), Luserna» (Morelli 2014, 231).

Dopo il ritrovamento della Gartnersammlung (Chiocchetti 2008b) sono emersi ulteriori interessanti raffronti anche per Noi siamo i tre re (Isotta), relativi alla Val di Non, dove il componimento fu documentato in sei paesi diversi (Cavareno, Malosco, Amblar, Ruffrè, Coredo, Sfruz). Oggi l’usanza risulta qui definitivamente scomparsa. Significativa la lezione di Amblar, trascritta in sei strofe da A. Pezzini (purtroppo senza trascrizione musicale) e inviata ad Innsbruck il 18 dicembre 1906 con queste annotazioni: «Queste canzoni vengono cantate la vigilia dell’Epifania, portando nello stesso tempo una grande stella fatta di carta con entro un lume, mostrandola presso le finestre di ogni singola casa» (Chiocchetti 2008b, 194).

Testo desunto

Noi siamo noi tre re
noi siamo noi tre re
venuti dall’Oriente
per adorar Gesù
per adorar Gesù
per adorar Gesù

E vi è un Re dei superiori
di tanti maggiori
di tanti del mondo
che furono giammai
che furono giammai
che furono giammai

Chi fu che ci chiamò
chi fu che ci chiamò
mandando la stella
che ci condusse qui
che ci condusse qui
che ci condusse qui

Ma dov’era il bambinello
grazioso e bello
in braccio a Maria
che l’è madre di lui
che l’è madre di lui
che l’è madre di lui

L’amabile del Signor
l’amabile del Signor
che merita i doni
assieme al nostro cuor
assieme al nostro cuor
assieme al nostro cuor

E perciò gli abbiam portato
l’incenso dorato
e mirra e oro
in dono al Re divin
in dono al Re divin
in dono al Re divin

Or noi ce ne andiam
or noi ce ne andiam
ai i nostri paesi
da cui venuti siam
da cui venuti siam
da cui venuti siam

E ma qui ci resta il cuore
In mano al Signore
In braccio a Maria
e al Bambinel Gesù
e al Bambinel Gesù
e al Bambinel Gesù

Schema metrico

a7 B7 c7 - D7 D6 E7 F7

Integrità

si

Durata

00:03:09

Note sul documento

Rilevazione

In funzione

si

Località

Luserna

Data

07/01/1993

Luogo ed occasione

Informatore

tre Re di Luserna

Rilevatore

Morelli Renato

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel CD “Stelle Gelindi tre Re“(Morelli 2014)

Canti pubblicati nel volume Quaderno di APTO n. 2 Canzoniere natalizio-epifanico (2026)

Canti pubblicati nel volume Stelle Gelindi tre Re (Morelli 2014)

Luserna canti raccolti da Renato Morelli (1977 - 1993)

Proprietà supporto originale

Renato Morelli

Note sul contesto

L’usanza della ‘Stella’ o dei ‘tre Re’ è diffusa in varie località dell’arco alpino, e in vaste zone dell’Europa centrale, soprattutto germanofona non riformata, ma anche boema, ungherese e slava. Nel periodo che va da Natale all’Epifania un gruppo di cantori, spesso mascherati da Re Magi, visita le case del paese, eseguendo un repertorio specifico di canti di questua e ricevendo in cambio doni di vario genere. Un cantore porta una stella solitamente illuminata e girevole. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso fra i singoli cantori. Sull’origine dell’usanza e dei relativi canti Renato Morelli ha condotto una ricerca trentennale alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti (Morelli 2014). Inoltre, sul canale Youtube del Museo è disponibile la serie di otto webinar Lezioni di musica popolare trentina. Stelle, Gelindi tre Re condotta da Morelli sull’argomento.

Schedatura

Schedatore

Morelli Renato

Zanolli Silvana

Data di modifica

01/04/2026

Privacy policy - Cookie Policy - Preferenze cookie - Credits