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Titolo convenzionale
Noi siamo i tre re (Isotta)
Incipit
Noi siamo i tre re
Idioma
italiano
Modalità esecutiva
Voci miste
Genere
Filastrocca
Argomento / Occasione / Funzione
Ciclo dell’anno. Riti natalizio-epifanici e di questua
Presentazione
Il componimento è pubblicato nella «Cantata per i personaggi rappresentanti li tre re maggi», composta dal reverendo Giuseppe Maria Isotta (da qui il titolo convenzionale Noi siamo i tre re (Isotta), tra il 1759 ed il 1774 (vedi foto allegata)
«In alta val di Sole l’usanza della Stella, da tempo abbandonata, è stata ripresa verso la metà degli anni Ottanta dal coro parrocchiale di Cogolo. Nel giro di qualche anno la partecipazione della popolazione è diventata sempre più calorosa e l’entusiasmo ha progressivamente coinvolto anche i turisti. Così la tradizione della Stella è stata inserita stabilmente nel calendario turistico come manifestazione ufficiale, direttamente promossa della locale Azienda di promozione turistica, e talvolta proposta anche nel vicino paese di Peio Terme. I canti della tradizione a Cogolo sono due: Deh sorgi amica stella, Noi siamo i tre re (Isotta). Nella variante di Cogolo ritroviamo le prime due strofe della Cantata di Isotta (Noi siamo i tre re – Ei fu che ci chiamò) e l’immancabile strofa conclusiva (Or noi ce ne andiam); in mezzo vengono collocate tre strofe – che ricorrono anche in altre località – rispettivamente di augurio (E voi della casa – Che Dio vi conceda) e di raccomandazione ad essere generosi (Daverge’ la cassettina)» (Morelli 2014a, 249).
«Poche volte all’interno della ricerca etnomusicologica e della letteratura specializzata si è ingenerata tanta confusione come per due canti, differenti fra loro, ma accomunati dallo stesso incipit: Noi siamo i tre Re. Il primo è Noi siamo i tre Re(d’Oriente che abbiam visto la gran stella), ovvero la Lode sopra li tre Maggi della raccolta Michi. Il secondo è Noi siamo i tre R (venuti dall’Oriente ad adorar Gesù), con testo, struttura metrica e andamento strofico del tutto differenti. Quest’ultimo componimento risulta essere il canto della Stella più diffuso e documentato dell’intero arco alpino, per il quale è stato possibile risalire all’autore e alla data di composizione. La Cantata per i personaggi rappresentanti li tre re maggi, fu infatti composta dal reverendo Giuseppe Maria Isotta, tra il 1759 ed il 1774, quando era penitenziere di Forno, in Val Strona (VB). Fu pubblicata dallo stampatore Pietro Ostinelli di Como. Questa preziosa fonte a stampa fu ritrovata nel 2011 da Antonio Bellati a Premana (Valsassina) dove il rito dei “tre Re” costituisce a tutt’oggi uno dei momenti più significativi e imponenti di questa tradizione in tutto l’arco alpino» (Morelli 2014a, 231).
«Il confronto con tutte le varianti evidenzia un dato significativo: nella maggioranza dei casi il profilo melodico presenta significative analogie, riconducibili ad una stessa matrice musicale. Questo “prototipo” melodico emerge anche dal confronto con le versioni delle regioni limitrofe, segnatamente l’area veneto-bellunese e lombardo-piemontese» (Morelli 2014, 259). Si può dunque presumere che questa matrice musicale sia relativamente recente non facendo registrare varianti significative.
«Anche in Trentino risulta essere il più diffuso: è stato possibile registrare varianti più o meno integre di “Noi siamo i tre re (Isotta)” in Val dei Mòcheni (Fierozzo S. Felice e S. Francesco), Val di Fassa (Moena), Val di Cembra (Cembra, Grumes), Giudicarie (Bondo), Bleggio (Balbido), Val di Ledro (Concei), Val Rendena (Javré, Vigo Rendena), Val di Non (Tuenno), Val di Sole (Cogolo), Rotaliana (Mezzocorona, Faedo), Luserna» (Morelli 2014, 231).
Dopo il ritrovamento della Gartnersammlung (Chiocchetti 2008b) sono emersi ulteriori interessanti raffronti anche per Noi siamo i tre re (Isotta), relativi alla Val di Non, dove il componimento fu documentato in sei paesi diversi (Cavareno, Malosco, Amblar, Ruffrè, Coredo, Sfruz). Oggi l’usanza risulta qui definitivamente scomparsa. Significativa la lezione di Amblar, trascritta in sei strofe da A. Pezzini (purtroppo senza trascrizione musicale) e inviata ad Innsbruck il 18 dicembre 1906 con queste annotazioni: «Queste canzoni vengono cantate la vigilia dell’Epifania, portando nello stesso tempo una grande stella fatta di carta con entro un lume, mostrandola presso le finestre di ogni singola casa» (Chiocchetti 2008b, 194).
Testo desunto
Noi siamo i tre re
venuti dall’Oriente
ad adorar adorar Gesù
Ei fu che ci chiamò
mandando una stella
che ci condusse qui
E voi della casa
signori padroni
che il cielo vi doni
la prosperità
Che Dio vi conceda
un anno felice
ricolmo di gioia
e di prosperità
ricolmo di gioia
e di prosperità
Daverge’ la cassettina
che l’è ben ben seràda
tré giù la buganada
a quei che canta qui
Daverge’ la cassettina
che l’è ben ben seràda
tré giù la buganada
a quei che canta qui
Or noi ce ne andiam
ai nostri paesi
da cui venuti siam
Schema metrico
a7 B7 c7 - d7 E7 f7
Integrità
no
Durata
00:02:51
Note sul documento
In funzione
no
Località
Cogolo
Data
18/06/1998
Luogo ed occasione
Registrazione effettuata a Tesero il 17 gennaio 1999, durante la PRIMA RASSEGNA DELLA STELLA Canto rituale di questua (ideazione Renato Morelli), in occasione del convegno DON GIAMBATTISTA MICHI DI TESERO (1651-1690) La raccolta dei Sacri Canti e la tradizione orale contemporanea.
Informatore
Rilevatore
Morelli Renato
Fondo / Raccolta
Canti pubblicati nel CD “Stelle Gelindi tre Re“(Morelli 2014)
Canti pubblicati nel volume Quaderno di APTO n. 2 Canzoniere natalizio-epifanico (2026)
Canti pubblicati nel volume Stelle Gelindi tre Re (Morelli 2014)
Cogolo canti raccolti da Renato Morelli (1998)
Proprietà supporto originale
Renato Morelli
Note sul contesto
L’usanza della ‘Stella’ o dei ‘tre Re’ è diffusa in varie località dell’arco alpino, e in vaste zone dell’Europa centrale, soprattutto germanofona non riformata, ma anche boema, ungherese e slava. Nel periodo che va da Natale all’Epifania un gruppo di cantori, spesso mascherati da Re Magi, visita le case del paese, eseguendo un repertorio specifico di canti di questua e ricevendo in cambio doni di vario genere. Un cantore porta una stella solitamente illuminata e girevole. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso fra i singoli cantori. Sull’origine dell’usanza e dei relativi canti Renato Morelli ha condotto una ricerca trentennale alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti (Morelli 2014). Inoltre, sul canale Youtube del Museo è disponibile la serie di otto webinar Lezioni di musica popolare trentina. Stelle, Gelindi tre Re condotta da Morelli sull’argomento.
Schedatore
Morelli Renato
Zanolli Silvana
Data di modifica
02/04/2026