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Noi siamo i tre re (Michi)

Documento n. 1685

Titolo convenzionale

Noi siamo i tre re (Michi)

Incipit

E noi siam tre re d’Oriente

Idioma

italiano

Modalità esecutiva

Voci miste

Genere

Derivazione colta

Argomento / Occasione / Funzione

Ciclo dell’anno. Riti natalizio-epifanici e di questua

Media allegati

Audio

Foto

Trascrizione musicale

Presentazione

Il componimento è pubblicato nella raccolta Michi con il titolo Lode sopra li tre Maggi con incipit Noi siam li tre re d’Oriente, articolato su otto strofe in rima zingaresca (Vedi foto allegata)

Questa versione di Sover presenta evidenti analogie con una di Pera di Fassa; cambia il numero delle strofe (6 in quella di Pera, 8 per quella di Sover). In particolare, questa versione dei Masi di Sover, secondo le indagini di Bazzanella, sarebbe riconducibile al fassano don Giovanni Battista Vadagnini, curato di Sover dal 1902: «È forse a don Vadagnini che si deve far risalire la melodia di E noi siam tre re d’oriente che si ritrova nell’ambito dei masi, un tempo tedescofoni, di Sover» (Bazzanella 2009, 10).

«Poche volte all’interno della ricerca etnomusicologica e della letteratura specializzata si è ingenerata tanta confusione come per due canti, differenti fra loro, ma accomunati dallo stesso incipit: Noi siamo i tre Re. Il primo è Noi siamo i tre Re (venuti dall’Oriente ad adorar Gesù) composto fra il 1759 ed il 1774 dal reverendo Giuseppe Maria Isotta (da qui il titolo convenzionale Noi siamo i tre re Isotta). Il secondo è Noi siamo i tre Re(d’Oriente che abbiam visto la gran stella), ovvero la Lode sopra li tre Maggi della raccolta Michi. Quest’ultimo componimento è largamente diffuso come canto della Stella in tutto l’Arco alpino italiano e ampiamente documentato nella letteratura etnomusicologia specializzata (Morelli 2014 149). In Trentino risulta ancor oggi il canto della Stella più̀ diffuso, segnatamente in Val dei Mòcheni, Val Rendena, Val di Cembra, Val di Fassa, Val di Non. «Il ritrovamento della Gartnersammlung ha riservato ulteriori sorprese a proposito di questo canto, legate ancora una volta alla Val di Non, dove a tutt’oggi il canto (e la relativa usanza) risulta definitivamente scomparso: appena un secolo fa però doveva essere molto conosciuto, dal momento che fu documentato in sei paesi diversi (Cavareno, Malosco, Amblar, Ruffrè, Coredo, Sfruz)» (Morelli 2014, 176).

«Non esiste alcuna traccia di Noi siamo i tre re (Michi) nelle fonti italiane al di qua delle Alpi, o meglio nelle principali raccolte italiane di laudi a travestimento spirituale cinque-seicentesche. Il dato di per sé non meraviglia più di tanto. Dalle annotazioni che accompagnano le laudi si evince chiaramente che si tratta di un repertorio confezionato a misura di congregazioni, monache, oratori, confraternite, singoli fedeli devoti, da eseguirsi in chiesa, conferenze, dottrina, pii trattenimenti ecc. Non si parla mai direttamente del rito della Stella o dei tre re; a questo tipo di destinazione avrebbe potuto contribuire lo stesso Michi, e proprio il canto in questione sembrerebbe costituire in proposito un ulteriore indizio. Si tratta infatti dell’unico testo dell’intera raccolta Michi con la presenza di un soggetto recitante, che dunque presuppone un’azione di tipo teatrale o para-teatrale del tutto simile effettivamente a certe varianti del rito della Stella. I tre re magi parlano infatti in prima persona, esemplificando il lungo viaggio affrontato seguendo la Stella, il loro proposito di trovare il Bambino Gesù per adorarlo, la volontà di «fargli un bel dono» e infine l’intenzione di proseguire il viaggio «alla ventura per adorare». Non a caso le molteplici versioni di Noi siamo i tre re (Michi) documentate in tutto l’arco alpino italiano prevedono spesso l’esecuzione da parte di cantori mascherati da re Magi, nel contesto diun’azione para-teatrale itinerante che intende rappresentare il viaggio verso Betlemme. Appurata l’estraneità di questo componimento dalla letteratura laudistica cinque-seicentesca, e proseguendo il lavoro di ricerca sulle sue possibili fonti, sono emersi alcuni indizi significativi proprio da quell’area germanofona non riformata,immediatamente a nord delle Alpi, dove secondo il Moser avrebbe avuto origine l’usanza della Stella, per consapevole impulso dei Gesuiti (Moser 1935, 58-97). Rivolgendo l’attenzione allo Sternsingen sul versante tedesco austriaco si trovano ad esempio alcune varianti che presentano lo stesso incipit Wir sind die drei König aus Morgenland (Noi siamo i tre re dell’Oriente), lo stesso andamento strofico, la stessa struttura narrativa, presenti nel testo pubblicato dal Michi (Morelli 1996, 159) .[…] In conclusione, come abbiamo già avuto modo di evidenziare a proposito dei canti Puer natus in Bethlehem e Oggi è nato un bel bambino, anche Noi siamo i tre re (Michi) potrebbe configurarsi come un testo appartenente ad una tradizione culturale germanofona mitteleuropea, sul quale don Giambattista Michi avrebbe potuto ricoprire un ruolo più attivo nell’opera di compilazione e di rielaborazione oppure forse anche di traduzione e adattamento» (Morelli 2014, 178).

Testo desunto

E noi siam tre re d’Oriente
che abbiam visto la gran stella
la qual porta la novella
la novella del Redentor

Abbiam molto cavalcato
seguitando la gran stella
de l’oriente fin sta terra
fin sta terra la notte e il dì

Noi andiam per sti dintorni
se possiamo ritrovare
noi andiam per adorare
adorare quel gran Signor

Ed ancor per fargli onore
vogliam far dell’oro in dono
con la mirra oro incenso buono
censo buon da presentar

Noi andiam per adorare
Gesù Cristo al mondo è nato
lui che fu da Dio mandato
dei Giudei Giudei gran Re
lui che fu da Dio mandato
dei Giudei Giudei gran Re

Orsù dunque regi miei
che qui non v’è tempo di stare
noi dobbiamo seguitare
seguitare il nostro cammin

Di quel santo ver Messia
qual è nato di Maria
Gesù Cristo in carne pura
a ventura per adorar

Schema metrico

A8 B8 B8 c8

Integrità

si

Durata

00:02:03

Note sul documento

Esecuzione con accompagnamento strumentale.

Rilevazione

In funzione

no

Località

Sover

Data

20/01/2008

Luogo ed occasione

Informatore

Voro La Valle diretto da Roberto Bazzanella

Rilevatore

Morelli Renato

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel CD “Stelle Gelindi tre Re“(Morelli 2014)

Canti pubblicati nel volume Quaderno di APTO n. 2 Canzoniere natalizio-epifanico (2026)

Canti pubblicati nel volume Stelle Gelindi tre Re (Morelli 2014)

Sover canti raccolti da Renato Morelli (2004)

Proprietà supporto originale

Renato Morelli

Note sul contesto

L’usanza della ‘Stella’ o dei ‘tre Re’ è diffusa in varie località dell’arco alpino, e in vaste zone dell’Europa centrale, soprattutto germanofona non riformata, ma anche boema, ungherese e slava. Nel periodo che va da Natale all’Epifania un gruppo di cantori, spesso mascherati da Re Magi, visita le case del paese, eseguendo un repertorio specifico di canti di questua e ricevendo in cambio doni di vario genere. Un cantore porta una stella solitamente illuminata e girevole. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso fra i singoli cantori. Sull’origine dell’usanza e dei relativi canti Renato Morelli ha condotto una ricerca trentennale alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti (Morelli 2014). Inoltre, sul canale Youtube del Museo è disponibile la serie di otto webinar Lezioni di musica popolare trentina. Stelle, Gelindi tre Re condotta da Morelli sull’argomento.

 

Schedatura

Schedatore

Morelli Renato

Zanolli Silvana

Data di modifica

25/03/2026

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