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Noi siamo i tre re (Michi)

Documento n. 1729

Titolo convenzionale

Noi siamo i tre re (Michi)

Incipit

Noi sian qua dei tre lorienti

Idioma

italiano

Modalità esecutiva

Voci miste

Genere

Derivazione colta

Argomento / Occasione / Funzione

Ciclo dell’anno. Riti natalizio-epifanici e di questua

Media allegati

Audio

Presentazione

Poche volte all’interno della ricerca etnomusicologica e della letteratura specializzata si è ingenerata tanta confusione come per due canti, differenti fra loro, ma accomunati dallo stesso incipit: Noi siamo i tre Re. Il primo è “Noi siamo i tre Re” composto fra il 1759 ed il 1774 dal reverendo Giuseppe Maria Isotta (da qui il titolo convenzionale Noi siamo i tre re (Isotta).
Il secondo è Noi siamo i tre Re (d’Oriente che abbiam visto la gran stella), ovvero la “Lode sopra li tre Maggi” della raccolta Michi, articolata in 8 strofe in rima zingaresca.
Quest’ultimo componimento è largamente diffuso come canto della Stella* in tutto l’Arco alpino italiano e ampiamente documentato nella letteratura etnomusicologia specializzata (Morelli 2014 149).
In trentino risulta ancor oggi il canto della Stella più̀ diffuso, segnatamente in Val dei Mòcheni, Val Rendena, Val di Cembra, Val di Fassa, Val di Non.
«Il ritrovamento della Gartnersammlung ha riservato ulteriori sorprese a proposito di questo canto, legate ancora una volta alla Val di Non, dove a tutt’oggi il canto (e la relativa usanza) risulta definitivamente scomparso: appena un secolo fa però doveva essere molto conosciuto, dal momento che fu documentato in sei paesi diversi (Cavareno, Malosco, Amblar, Ruffrè, Coredo, Sfruz)» (Morelli 2014, 176).
In particolare «… questo è l’unico testo dell’intera raccolta Michi con la presenza di un soggetto recitante, che dunque presuppone un’azione di tipo teatrale o parateatrale del tutto simile effettivamente a certe varianti del rito della Stella. i tre re magi parlano infatti in prima persona, esemplificando il lungo viaggio affrontato seguendo la Stella, il loro proposito di trovare il Bambino Gesù̀ per adorarlo, la volontà̀ di «fargli un bel dono» e infine l’intenzione di proseguire il viaggio «alla ventura per adorare». Non a caso le molteplici versioni di Noi siamo i tre re (Michi) documentate in tutto l’arco alpino italiano prevedono spesso l’esecuzione da parte di cantori mascherati da re Magi, nel contesto di un’azione parateatrale itinerante che intende rappresentare il viaggio verso Betlemme» Morelli 2014, 178).
Non esiste alcuna traccia di Noi siamo i tre re (Michi) nelle principali raccolte italiane di “laudi a travestimento spirituale”. Potrebbe dunque configurarsi come un testo «appartenente ad una tradizione culturale germanofona mitteleuropea, sul quale don Giambattista Michi avrebbe potuto ricoprire un ruolo più̀ attivo nell’opera di compilazione e di rielaborazione oppure forse anche di traduzione e adattamento» (Chiocchetti Morelli 1995, 473).
* L’usanza della ‘Stella’ o dei ‘tre Re’ è diffusa in varie località dell’arco alpino, e in vaste zone dell’Europa centrale, soprattutto germanofona non riformata, ma anche boema, ungherese e slava. Nel periodo che va da Natale all’Epifania un gruppo di cantori, spesso mascherati da Re Magi, visita le case del paese, eseguendo un repertorio specifico di canti di questua e ricevendo in cambio doni di vario genere. Un cantore porta una stella solitamente illuminata e girevole. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso fra i singoli cantori. Sull’origine dell’usanza e dei relativi canti Renato Morelli ha condotto una ricerca trentennale alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti (Morelli 2014). Inoltre, sul canale Youtube del Museo è disponibile la serie di otto webinar “Lezioni di musica popolare trentina. Stelle, Gelindi tre Re” condotta da Morelli sull’argomento.

Testo desunto

Noi sian qua dei tre lorienti
che abiam visto la gran stela
dalla quale, da la qual porta novela
e del Signore

Qua l’è nato ’l Redentore
Redentor di tuto ’l mondo
qua l’è nato, qua l’è nato nel profondo
per il pecato

Noi abiamo cavalcato
se possiamo ritrovare
ritrovare, ritrovare e adorare
il gran Signore

Schema metrico

A8 B8 B8 C5

Integrità

no

Durata

00:01:29

Note sul documento

Rilevazione

In funzione

no

Località

Gambugliano (VI)

Data

01/01/1981

Luogo ed occasione

Informatore

Florio Berti, Lina Conforto, Ernesta Zamberlan

Rilevatore

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel volume Dolce felice notte (Morelli 2001)

Canti pubblicati nel CD “Dolce felice notte” (Morelli 2001)

Proprietà supporto originale

Renato Morelli

Note sul contesto

«La lezione di Gambugliano che è quella con il maggior numero di strofe. La registrazione è stata fatta nel 1981 dal parroco del paese che volle ripristinare l’antico motivo. Da notare, per quanto riguarda la musica, l’inizio melismatico “ad aggregazione”, il ritmo variato nell’agogica e l’alternanza di modo. È questo un modello musicale, quasi esclusivamente relativo a Dolce felice notte, che sembra caratterizzare i canti natalizi della pianura, dei Berici e degli Euganei e non presente in montagna e nelle valli.». (Brian 2001, 144)

Schedatura

Schedatore

Corradini Lorenza

Meneghelli Pietro

Morelli Renato

Zanolli Silvana

Data di modifica

05/02/2025

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