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Titolo convenzionale
Noi siamo i tre re (Isotta)
Incipit
Noi siamo i tre Re
Idioma
Modalità esecutiva
Voci maschili
Genere
Argomento / Occasione / Funzione
Presentazione
Il componimento è pubblicato nella «Cantata per i personaggi rappresentanti li tre re maggi», composta dal reverendo Giuseppe Maria Isotta (da qui il titolo convenzionale Noi siamo i tre re (Isotta), tra il 1759 ed il 1774 (vedi foto allegata)
«A Fierozzo S. Francesco l’usanza non è più in funzione ma è stato possibile registrare il canto decontestualizzato nel 1988. Come a Fierozzo S. Felice i cantori eseguono tutte le strofe con andamento responsoriale» (Morelli 2014, 236).
«Poche volte all’interno della ricerca etnomusicologica e della letteratura specializzata si è ingenerata tanta confusione come per due canti, differenti fra loro, ma accomunati dallo stesso incipit: Noi siamo i tre Re. Il primo è Noi siamo i tre Re(d’Oriente che abbiam visto la gran stella), ovvero la Lode sopra li tre Maggi della raccolta Michi. Il secondo è Noi siamo i tre R (venuti dall’Oriente ad adorar Gesù), con testo, struttura metrica e andamento strofico del tutto differenti. Quest’ultimo componimento risulta essere il canto della Stella più diffuso e documentato dell’intero arco alpino, per il quale è stato possibile risalire all’autore e alla data di composizione. La Cantata per i personaggi rappresentanti li tre re maggi, fu infatti composta dal reverendo Giuseppe Maria Isotta, tra il 1759 ed il 1774, quando era penitenziere di Forno, in Val Strona (VB). Fu pubblicata dallo stampatore Pietro Ostinelli di Como. Questa preziosa fonte a stampa fu ritrovata nel 2011 da Antonio Bellati a Premana (Valsassina) dove il rito dei “tre Re” costituisce a tutt’oggi uno dei momenti più significativi e imponenti di questa tradizione in tutto l’arco alpino» (Morelli 2014a, 231).
«Il confronto con tutte le varianti evidenzia un dato significativo: nella maggioranza dei casi il profilo melodico presenta significative analogie, riconducibili ad una stessa matrice musicale. Questo “prototipo” melodico emerge anche dal confronto con le versioni delle regioni limitrofe, segnatamente l’area veneto-bellunese e lombardo-piemontese» (Morelli 2014, 259). Si può dunque presumere che questa matrice musicale sia relativamente recente non facendo registrare varianti significative.
«Anche in Trentino risulta essere il più diffuso: è stato possibile registrare varianti più o meno integre di “Noi siamo i tre re (Isotta)” in Val dei Mòcheni (Fierozzo S. Felice e S. Francesco), Val di Fassa (Moena), Val di Cembra (Cembra, Grumes), Giudicarie (Bondo), Bleggio (Balbido), Val di Ledro (Concei), Val Rendena (Javré, Vigo Rendena), Val di Non (Tuenno), Val di Sole (Cogolo), Rotaliana (Mezzocorona, Faedo), Luserna» (Morelli 2014, 231).
Dopo il ritrovamento della Gartnersammlung (Chiocchetti 2008b) sono emersi ulteriori interessanti raffronti anche per Noi siamo i tre re (Isotta), relativi alla Val di Non, dove il componimento fu documentato in sei paesi diversi (Cavareno, Malosco, Amblar, Ruffrè, Coredo, Sfruz). Oggi l’usanza risulta qui definitivamente scomparsa. Significativa la lezione di Amblar, trascritta in sei strofe da A. Pezzini (purtroppo senza trascrizione musicale) e inviata ad Innsbruck il 18 dicembre 1906 con queste annotazioni: «Queste canzoni vengono cantate la vigilia dell’Epifania, portando nello stesso tempo una grande stella fatta di carta con entro un lume, mostrandola presso le finestre di ogni singola casa» (Chiocchetti 2008b, 194).
Testo desunto
Noi siamo i tre Re
noi siamo i tre Re
venuti dall’Oriente
ad adorar Gesù
Vi è un Re di superiore
vi è un Re di superiore
di tutti i maggiori
di quanti che al mondo
ne furono giammai
ne furono giammai
Ei fu che ci chiamò
ei fu che ci chiamò
mandando la stella
che ci conduce qui
Dov’è il Bambinèllo
dov’è il Bambinèllo
prezioso e bello
in braccio a Maria
che è madre di noi
che è madre di noi
L’amabile Signore
l’amabile Signore
si merita i doni
assieme al nostro cuor
Perciò l’abbiam portato
perciò l’abbiam portato
l’incenso e dorato
e mirra e oro
in dono al Re divin
in dono al Re divin
Quell’oro che portiam
quell’oro che portiamo
soccorre a Maria
la nostra povertà
L’incenso l’odore
l’incenso e l’odore
ne tolga il fetore
di stalla e il mondo
in cui troviam Gesù
in cui troviam Gesù
E questa mirra poi
e questa mirra poi
c’insegna del Bambino
la vera umanità
Ci mostra di passione
ci mostra di passione
l’amara boccone
l’amara bevanda
e che per noi soffrirà
che per noi soffrirà
Or noi ce ne andiam
or noi ce ne andiamo
ai nostri paesi
da cui venuti siam
Ma qui ci resta il cuore
ma qui ci resta il cuore
in mano al Signore
in mano al Bambino
e al Bambinel Gesù
e al Bambinel Gesù
Se la carità fareste
della vostra cortesia
buonasera buondì siorìa
restate in pace
Schema metrico
a7 B7 c7 - D7 D7 E7 f7
Integrità
si
Durata
00:04:18
Note sul documento
Al termine del canto gli “stelari” intonano una quartina rivolta ai padroni di casa per sollecitare la questua e ringraziarli della cortesia.
In funzione
no
Località
Fierozzo San Francesco (Val dei Mòcheni)
Data
24/04/1988
Luogo ed occasione
Informatore
Jobstraibizer Albino (n. 1930), Jobstraibizer Pio (n. 1957), Jobstraibizer Lino (n. 1960), Oberosler Serafino (n. 1916)
Rilevatore
Morelli Renato
Fondo / Raccolta
Canti pubblicati nel CD “Stelle Gelindi tre Re“(Morelli 2014)
Canti pubblicati nel volume Identità musicale della Val dei Mòcheni (Morelli 1996)
Canti pubblicati nel volume Quaderno di APTO n. 2 Canzoniere natalizio-epifanico (2026)
Canti pubblicati nel volume Stelle Gelindi tre Re (Morelli 2014)
Val dei Mòcheni (Fierozzo San Francesco) canti raccolti da Renato Morelli (1988)
Proprietà supporto originale
Renato Morelli
Note sul contesto
L’usanza della ‘Stella’ o dei ‘tre Re’ è diffusa in varie località dell’arco alpino, e in vaste zone dell’Europa centrale, soprattutto germanofona non riformata, ma anche boema, ungherese e slava. Nel periodo che va da Natale all’Epifania un gruppo di cantori, spesso mascherati da Re Magi, visita le case del paese, eseguendo un repertorio specifico di canti di questua e ricevendo in cambio doni di vario genere. Un cantore porta una stella solitamente illuminata e girevole. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso fra i singoli cantori. Sull’origine dell’usanza e dei relativi canti Renato Morelli ha condotto una ricerca trentennale alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti (Morelli 2014). Inoltre, sul canale Youtube del Museo è disponibile la serie di otto webinar Lezioni di musica popolare trentina. Stelle, Gelindi tre Re condotta da Morelli sull’argomento.
Schedatore
Corradini Lorenza
Morelli Renato
Zanolli Silvana
Data di modifica
31/03/2026