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Non voglio più sentir cantar Faccetta nera

Documento n. 1800

Titolo convenzionale

Non voglio più sentir cantar Faccetta nera

Incipit

Non voglio più sentir cantar Faccetta nera

Idioma

italiano

Modalità esecutiva

Voce maschile

Genere

Parodia

Argomento / Occasione / Funzione

Politica. Irredentismo, filotirolese, antifascismo, anarchia

Media allegati

Audio

Presentazione

“Non voglio più sentir cantar Faccetta nera” è una delle parodie dell’inno di propaganda fascista “Faccetta nera” scritto nell’aprile del 1935 da Renato Micheli e musicato da Mario Ruccione per giustificare l’intervento militare in Etiopia in base alla schiavitù, là ancora vigente, sulla popolazione abissina.

«Le canzoni di protesta nate sotto il fascismo non sono quasi mai un prodotto autonomo della cultura di classe, ma parodie di canzonette di consumo o parafrasi di prodotti dell’innodia fascista, poiché i canti autonomi di classe nascono soprattutto – se non esclusivamente – nei momenti di maggior vigore rivoluzionario. Appartengono a questo filone – al cui sviluppo collaborano l’impossibilità di creazioni collettive di canti scopertamente antifascisti sul lavoro e la necessità di mascherare le parole sotto melodie non sospette – le molte parodie sull’aria di “Giovinezza”, la strofetta contro Mussolini e il carovita, spesso cantata sull’aria di “All’armi siam fascisti”, le canzonette su motivi in voga» (Savona – Straniero 1985, 200)

Testo desunto

Non voglio più sentir cantar Faccetta nera
non voglio più parlar dell’Abissinia
la donna bianca è molto più carina
è molto più bellina assai di te.

Queste donnine così graziose
hanno il profumo e la freschezza delle rose
faccetta nera per carità
la donna bianca è la regina di beltà

Schema metrico

A13 B11 C11 d11 // E10 E13 f10 g13

Integrità

si

Durata

00:00:30

Note sul documento

Rilevazione

In funzione

Località

Brentonico

Data

01/01/1971

Luogo ed occasione

Ricerca approntata dal collettivo coordinato da Quinto Antonelli, costituito da: Cesare Andreolli, Gloria Andreolli, Vasco Andreolli, Giorgio Bertolli, Isa Bombana, Giorgio Dossi, Elia Giovanazzi, Giovanni La Spada, Giuliano Passerini, Franco Sartori, Carlo Schelfi, Gianni Tonetta, Nicola Zoller.

Informatore

Rilevatore

Antonelli Quinto (coord.)

Fondo / Raccolta

Crosano-Brentonico canti raccolti dal gruppo di ricerca coordinato da Quinto Antonelli (1971/1975)

Proprietà supporto originale

Quinto Antonelli

Note sul contesto

«La maggior parte dei canti non è esclusiva del Trentino, ma appartiene al più vasto repertorio settentrionale: Fanno eccezione quei pochi che si rifanno alle originali vicende trentine e degli anni del primo Novecento e della Grande Guerra. I canti sono redatti perlopiù in italiano, o meglio sono cantati nell’italiano popolare, la lingua franca che ne garantisce la comprensione e la circolazione.» … «…come ha scritto Sanga “In una lingua artificiale, che unisce in maniera originaria forme italiane e dialettali”, “Una lingua che non è mai stata parlata, ma che è stata creata apposta, in conseguenza delle necessità metriche”, (Sanga1976, 274). Mentre i canti totalmente dialettali sono poco numerosi e per lo più di argomento esclusivamente locale.». (Antonelli 1980, 3)
La ricerca nasce negli anni ‘70 nel contesto della moda del folk revival, che portò molti giovani a registrare canti popolari, anche in un contesto di attivismo politico e lotta di classe. «In principio, per noi giovani provinciali, ci fu solo Dario Fo. La rappresentazione del “Mistero Buffo” Costituirono la scoperta stupefatta di quella cultura che, negata e rimossa dal “Potere”, si voleva totalmente “Altra”; l’esperienza del Nuovo Canzoniere Italiano assicurava il collegamento, senza soluzione di continuità, tra cultura contadina e cultura operaia; le analisi di Lombardi – Satriani legittimavano infine l’identificazione già avvenuta nella coscienza: il folklore era una cultura di contestazione.». (Antonelli 1980, 1)

Schedatura

Schedatore

Meneghelli Pietro

Zanolli Silvana

Data di modifica

14/09/2026

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