Documento n. 1798

Titolo convenzionale

La vecchia sposa (Nigra 86)

Incipit

Pàsa el lùni, pàsa el màrti

Idioma

epico-lirico

Modalità esecutiva

Voci miste

Genere

Ballate epico-liriche, titoli convenzionali di Costantino Nigra

Argomento / Occasione / Funzione

Narrazione

Media allegati

Audio

Presentazione

Canzone comico – umoristica intitolata nella raccolta con il titolo: Pàsa el lùni, pàsa el màrti. Si tratta di un brano fortemente ironico molto rappresentato in APTO e censito anche dal Nigra. «Il “topos” della vecchia che si vuole maritate meriterebbe più di una riflessione. Giustamente Giuseppe Ferraro, introducendo “La vecchia sposa. Canto popolare reggiano”(1977,451), scrive: “Il tema di una vecchia, brutta, grinzosa sdentata, che vuole sposare un giovane bello ed avvenente. È comunissimo nelle tradizioni popolari, sia sotto forma di canto, sia sotto forma di novellina. I canti popolari delle nazioni, chiamate dal Nigra Celto – romanze, ricordano tutti, in diverse lezioni: La vecchia sposa”.
Ad un altro livello sarebbe interessante indagare i rapporti tra questi canti e i riti di dileggio, che nel Trentino vanno sotto il nome di “macaluz”, “bater le padele”, “testi”, messi in scena per il matrimonio dei vedovi, dei “vecchi sposi” quindi.
Potrebbe semplicemente trattarsi di canti satirici che colpiscono coloro che escono dalla norma…» (Antonelli 1980, 78).
In passato i matrimoni fonte di imbarazzo sociale, al rifiuto del curato, venivano celebrati dai più compassionevoli frati al monastero, lontano dagli sguardi indiscreti. La lezione presenta descrizioni di un passato contadino povero: il materasso di ”paiom con poca paia”(pagliericcio con poca paglia) e con “no stracio de lenzuolo tuto roto e repezà” (con uno straccio di lenzuolo tutto rotto e ratoppato), in contrasto con le acconciature alla moda da dama della nostra protagonista: i canoli (boccoli), le dreze ( trecce) alla romana, i rizoti (riccioletti). Le donne nel passato recente non potevano sposarsi in mancanza di dote (cassone con lenzuola, camicciole, mutadoni…).

Testo desunto

Passa el luni, passa el luni passa el marti lerà
Passa el merquel passa el merquel de mattina lerà
La si dà la si dà na lustratina lerà
E i rizoti e i rizoti la se fa lerà

I rizoti i rizoti e i canolini lerà
e le dreze e le dreze ala romana lerà
la va via, la va via che par’na dama lerà
e la dorme e la dorme sul paion o lerà

Sul paiom, sul paiom con poca paia lerà
con’no stracio de lenzuolo lerà
con’no stracio de lenzuolo lerà
tutto roto, tutto roto e repezzà o lerà

La va su, la va su dall’arciprete lerà
la vegn zo, la vegn zo col sior curato lèrà
la ghe conta, la ghe conta tutto, tutto el fato lerà
la si vuole, la si vuole maritar oi lerà

Oi no, oi no, si troppo vecchia lerà
sei ‘na vecchia, sei na vecchia birbantona lerà
sei ‘na vecchia, sei na vecchia tarantolona lerà
non sei degna, non sei degna de maritar oi lerà

Oi no, oi no che non son vecia lerà
ho appena, ho appena ottant’anni lerà
e son sulla e son sulla fior degli anni lerà
e mi voglio e mi voglio maritar oi lerà

Schema metrico

Integrità

Durata

00:03:58

Note sul documento

Rilevazione

In funzione

Località

Brentonico

Data

01/01/1971

Luogo ed occasione

Ricerca approntata dal collettivo coordinato da Quinto Antonelli, costituito da: Cesare Andreolli, Gloria Andreolli, Vasco Andreolli, Giorgio Bertolli, Isa Bombana, Giorgio Dossi, Elia Giovanazzi, Giovanni La Spada, Giuliano Passerini, Franco Sartori, Carlo Schelfi, Gianni Tonetta, Nicola Zoller.

Informatore

Rilevatore

Antonelli Quinto (coord.)

Fondo / Raccolta

Crosano-Brentonico canti raccolti dal gruppo di ricerca coordinato da Quinto Antonelli (1971/1975)

Proprietà supporto originale

Quinto Antonelli

Note sul contesto

«La maggior parte dei canti non è esclusiva del Trentino, ma appartiene al più vasto repertorio settentrionale: Fanno eccezione quei pochi che si rifanno alle originali vicende trentine e degli anni del primo Novecento e della Grande Guerra. I canti sono redatti perlopiù in italiano, o meglio sono cantati nell’italiano popolare, la lingua franca che ne garantisce la comprensione e la circolazione.» … «…come ha scritto Sanga “In una lingua artificiale, che unisce in maniera originaria forme italiane e dialettali”, “Una lingua che non è mai stata parlata, ma che è stata creata apposta, in conseguenza delle necessità metriche”, (Sanga1976, 274). Mentre i canti totalmente dialettali sono poco numerosi e per lo più di argomento esclusivamente locale.». (Antonelli 1980, 3)
La ricerca nasce negli anni ‘70 nel contesto della moda del folk revival, che portò molti giovani a registrare canti popolari, anche in un contesto di attivismo politico e lotta di classe. «In principio, per noi giovani provinciali, ci fu solo Dario Fo. La rappresentazione del “Mistero Buffo” Costituirono la scoperta stupefatta di quella cultura che, negata e rimossa dal “Potere”, si voleva totalmente “Altra”; l’esperienza del Nuovo Canzoniere Italiano assicurava il collegamento, senza soluzione di continuità, tra cultura contadina e cultura operaia; le analisi di Lombardi – Satriani legittimavano infine l’identificazione già avvenuta nella coscienza: il folklore era una cultura di contestazione.». (Antonelli 1980, 1).

Schedatura

Schedatore

Corradini Lorenza

Data di modifica

17/09/2026

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