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Titolo convenzionale
Tratto marzo
Incipit
Trato marzo e marzo trato
Idioma
italiano-dialetto trentino
Modalità esecutiva
Voci maschili
Genere
Richiamo
Argomento / Occasione / Funzione
Ciclo dell'anno. Ciclo della vita. Propiziatorio
Audio
Presentazione
Canto che si accompagna al rito del “Trato marzo”, tradizione un tempo diffusa in tutto il Trentino e presente con varianti significative in tutto l’arco alpino (“Scheibenschlagen” in Tirolo, “Cialandamarz” nei Grigioni, “Las cìdulas” in Carnia, “Far lume a marzo” in varie località dell’Italia settentrionale ed in particolare nel Veneto) [Morelli – Poppi 2001]. Tale rito si ricollega alle feste celebrate nell’antica Roma alle calende di marzo, mese che apriva l’anno romano. Le prime tre sere di marzo, o le ultime due sere di febbraio e la prima di marzo, i ragazzi si riuniscono nelle alture sovrastanti i paesi e lanciano motti scherzosi ed epiteti relativi ad accoppiamenti tra gli abitanti del paese. Ogni serata si differenzia generalmente per la tipologia degli accoppiamenti, che possono essere inverosimili, possibili o presunti. La declamazione delle strofette di carattere satirico deve essere udita dagli abitanti del paese a grande distanza; per questa ragione un tempo venivano usati megafoni di legno o imbuti per il travaso del vino, i quali sono stati in alcuni casi sostituiti recentemente da megafoni elettrici o da veri e propri impianti di amplificazione. Tradizionalmente i protagonisti sono i coscritti dell’anno, i giovani giunti alla maggiore età, per i quali il “Trato marzo” si configura come una sorta di rito di passaggio. Per la sua caratteristica sarcastica ed irriverente è stato fin dalla prima metà del XVII secolo denunciato e proibito dal Principe Vescovo e dalle varie autorità politiche e giudiziarie. Tuttavia, malgrado i divieti la tradizione si è fortemente radicata nel territorio trentino ed esiste un’ampia letteratura a riguardo. Nel 1889 scrive Albino Zenatti: “La sera del primo di Marzo, chi percorresse la strada che da Verona mena a Rovereto e a Trento… vedrebbe dai poggi che sovrastano ai paeselli delle due rive dell’Adige innalzarsi grandi fiammate ad illuminar di una luce fantastica le vecchie torri degli Scaligeri e dei Castelbarco, e udrebbe grida e canti e spari risvegliar gli echi del Montebaldo… si tratta solamente di una festa tradizionale, segno però anch’essa di vetusta latinità” [Zenatti 1889: 6]. La versione eseguita dal Coro San Romedio è stata armonizzata da Cecilia Vettorazzi.
Testo desunto
Trato marzo e marzo trato
che febbraio l’è già passato
trallalilellà lalli la lèla
trallalilellà lallì lallì lellà
Tóla Bepino tola lerà
tóla Bepìno tola lerà
tóla Bepino tola lerà
tóla che l’è ‘n bel fior
E chi èla e chi no èla
la Mariéta l’è la pu bèla
trallalilellà lalli la lèla
trallalilellà lallì lallì lellà
Tóla Bepino tola lerà
tóla Bepìno tola lerà
tóla Bepino tola lerà
tóla che l’è ‘n bel fior
Schema metrico
AABc + aaab
Integrità
no
Durata
00:00:58
Note sul documento
Il secondo file audio riporta un’intervista effettuata con il maestro del Coro San Romedio, poco prima della registrazione dei canti.
In funzione
no
Località
Romeno
Data
27/01/2017
Luogo ed occasione
Registrazione effettuata presso la sede del Coro San Romedio, durante le prove settimanali.
Informatore
I coristi e il maestro del Coro San Romedio.
Rilevatore
Trentini Michele
Fondo / Raccolta
MUCGT - Federazione Cori Trentino ricerca di Michele Trentini presso cori del Trentino, (2016 - 2017)
Proprietà supporto originale
MUCGT
Note sul contesto
La ricerca e le rilevazioni sono state effettuate dal Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, in collaborazione con la Federazione Cori del Trentino.
Schedatore
Trentini Michele
Zanolli Silvana
Data di modifica
07/02/2017