Documento n. 1760

Titolo convenzionale

Tratto marzo

Incipit

Siamo entrati in Marzo

Idioma

italiano-dialetto trentino

Modalità esecutiva

Recitato: voce maschile

Genere

Richiamo

Argomento / Occasione / Funzione

Ciclo dell'anno. Ciclo della vita. Propiziatorio

Media allegati

Audio

Presentazione

«Nel ciclo dell’anno agricolo, la presenza di cortei mascherati non era circoscritta esclusivamente al periodo carnevalesco ma comprendeva un arco di tempo piú dilatato, corrispondente grosso modo a quello invernale. In molti casi la guida e l’organizzazione di questi cortei era affidata alle società giovanili ed ai coscritti. A parte il carnevale vero e proprio, era soprattutto in occasione dei riti nuziali che i coscritti giocavano un ruolo speciale. In questo contesto è da evidenziare un’usanza particolare, chiamata Scheibenschlagen in Tirolo, Cialandamarz nei Grigioni, Las cidulas in Carnia, Far lume a Marzo in varie località dell’Italia settentrionale e in particolare nel veneto; in Trentino prende il nome di Trato marzo (cfr. Riferimenti filmografici: Trato marzo; Trato marzo news; Banderal).
Gli ultimi giorni di febbraio o i primi di marzo, un gruppo di giovani – spesso i coscritti – si reca su un’altura sovrastante il paese, accende un grande fuoco, e inizia a urlare in direzione dei paesani una serie di annunci pubblici di fidanzamenti, veri o presunti, spesso ironici e dissacranti. Ogni accoppiamento viene concluso con un grande strepito di oggetti rumorosi, fischi, e urla. La tecnica di declamazione musicale è specifica e rivolta anche a favorire la propagazione della voce a distanza; per questo un tempo erano usati megafoni di legno o imbuti per il travaso del vino, sostituiti recentemente da megafoni elettrici o da veri e propri impianti di amplificazione.
L’emissione vocale viene spesso modificata in modo grottesco, o pauroso o comunque innaturale. È evidente il carattere rituale di queste modalità di declamazione ed il loro impegno a configurarsi come estranee alla “normalità” ed alla “quotidianità”.
In Carnia e in Tirolo ogni singolo annuncio di accoppiamento viene concluso dal lancio di una rotella lignea infuocata, indirizzata alle persone prese di mira. In qualche località del Trentino è anche presente il tipo veneto far lume a marzo o bater marzo, con fuochi, percorsi attraverso i campi, senza peraltro l’annuncio pubblico di accoppiamenti.
Si tratta di un’usanza di origine precristiana, legata presumibilmente alle feste matronali in onore della dea Giunone (Valenti 1910b, 5), che venivano celebrate nell’antica Roma alle calende di marzo, il mese che apriva l’anno romano e che è rimasto tale fino al medioevo (anche la repubblica di Venezia iniziava l’anno civile alle calende di marzo). Annota a questo proposito il Valenti: Il Calendimarzo festeggiava Giunone, la dea pronuba, che aveva a cuore il vincolo coniugale, lo formava anzi ella stessa, proteggeva i buoni rapporti fra i coniugi, era insomma per i Romani la tutrice del sesso femminile e del matrimonio ed in onore di lei specialmente le
onne maritate celebravano il 1° Marzo di ogni anno (Calendae foeminarum) sull’Esquilino la festa dei Matronali.». (Morelli 2018b, 197)

«Versione del Trato marzo, registrata in funzione a Castello Tesino la sera del primo marzo 1978.» (Morelli 2018b, 132)

Testo desunto

Siamo entrati in Marzo
per questa nova impèra
per maridar ‘na puta bèla
per mantenerla e ben lodarla
in un quarto d’ora
andemo a incantarla
(strepiti)

La va in cosina
la tòl su la carne da la pignàta
la ghe da la colpa a la mè gàta
la mè gàta l’èi sul balcon
che la dis tute le so rason

Maragnào maragnào
se l’avesse magnà un bocon
farìa zento cari e un carozòn

Cari e cariòi, drapi e ninzòi
scorze de fava e de fasòi

La va in piaza per farsi far la cassa
gridando guerra guerra
che se marita ‘na puta bella

Chi èla chi no èla
la Sordo Renatina bèla

Chi ghenti da dar
chi no ghenti da dar
el dotor Valdagno che l’è da maridar

Cosa ghenti da dar per la dota
un paco de ninzòi picai na zopa

Un paco de sal inglese
così la core per tuto el mese.

La gha un campo su a Còle
Così la bìna tante patatòle.

E uno a la palùa
che fin che la gha quelo
no la gha più bisogno de ùa.

Grazie Renatina per le caramèle

Schema metrico

versi misti

Integrità

si

Durata

00:02:36

Note sul documento

Rilevazione

In funzione

si

Località

Tesino (Castello)

Data

01/03/1978

Luogo ed occasione

Informatore

Rilevatore

Morelli Renato

Sassu Pietro

Fondo / Raccolta

Canti pubblicati nel volume Canti popolari del Tesino (Morelli 2918)

Tesino (Castello) canti raccolti da Renato Morelli e Pietro Sassu (1977-1978)

Proprietà supporto originale

Renato Morelli

Note sul contesto

Schedatura

Schedatore

Corradini Lorenza

Meneghelli Pietro

Morelli Renato

Zanolli Silvana

Data di modifica

04/02/2025

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