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Titolo convenzionale
L'uccello fuor di gabbia (Nigra 63)
Incipit
O canerino bèl canerino
Idioma
epico-lirico
Modalità esecutiva
Voce maschile
Genere
Ballate epico-liriche, titoli convenzionali di Costantino Nigra
Argomento / Occasione / Funzione
Narrazione
Presentazione
«L’uccello fuor di gabbia è una ballata poco diffusa e non sembrerebbe finora esser stata raccolta in Trentino; quantomeno non è stata pubblicata in nessuna raccolta a stampa relativa sia a quest’area che alle province venete limitrofe. I raffronti sembrerebbero limitati all’area lombarda, piemontese e toscana. Da qui l’interesse per le due versioni mòchene, sostanzialmente coincidenti, registrate a Palù e a Viarago. Si tratta di un canto non ancora o non sufficientemente indagato da parte degli studiosi; lo stesso Nigra si limita a riportare tre lezioni piemontesi, senza aggiungere alcuna nota di commento.
L’esame del testo suggerisce una lettura di tipo allusivo e metaforico, in chiave erotica. Rispetto alle lezioni ottocentesche, quelle di Palù e Viarago risultano prive delle strofe iniziali, che di solito rendono ancor più espliciti questi riferimenti. Ad esempio nella lezione lucchese del Giannini (1889, 223), la bella alzandosi di buon ora trova l’uccellino che canta su una ramella; lo acchiappa e lo tiene sette anni sotto «’l covile delle lenzuola». L’uccellino riesce poi a scappare perché la mamma della bella è «troppo briccona»; da qui la richiesta di ritornare nella gabbiola d’oro «tanto di drento che tanto di fuora», come appunto nelle due lezioni mòchene.
La presenza del refrain «e ciombola lila lella eviva l’amor» in entrambe le nostre lezioni trova precisi riscontri sia in quelle ottocentesche. […]. Come è noto i refrains costituiscono una caratteristica non secondaria delle ballate, in quanto elementi non-narrativi di un testo altrimenti essenzialmente narrativo. A causa del loro frequente carattere ritmico è stato suggerito che proprio i refrain mostrino come una volta le ballate fossero abitualmente “ballate”».
Morelli 2022, 229
Testo desunto
O canerino bèl canerino
o canerino bèl canerino
vostu venir nella mia cabiola
e ciombola rila rella eviva l’amor
vostu venir nella mia cabiola
e ciombola rila rella eviva l’amor
Nella tua cabiola non possio venir
nella tua cabiola non possio venir
perché l’èi vecchia e no la è nova
e ciombola rila rella eviva l’amor
perché l’èi vecchia e no la è nova
e ciombola rila rella eviva l’amor
Se l’èi vecchia la farem rinnovar
se l’èi vecchia la farem rinnovar
oro il di dentro argento ’l di fora
e ciombola rila rella eviva l’amor
oro il di dentro argento ’l di fora
e ciombola rila rella eviva l’amor
Schema metrico
[P] [P] (ins)
Integrità
no
Durata
00:01:27
Note sul documento
In funzione
si
Località
Palù (Val dei Mòcheni)
Data
02/09/1990
Luogo ed occasione
Informatore
Battisti Giuseppe (1915)
Rilevatore
Haid Gerlinde
Morelli Renato
Staro Placida
Fondo / Raccolta
Canti pubblicati nel volume Dame rondini amanti guerrieri (Morelli 2022)
Canti pubblicati nel volume Identità musicale della Val dei Mòcheni (Morelli 1996)
Val dei Mòcheni (Palù) canti raccolti da Renato Morelli (1985 -1990)
Proprietà supporto originale
Morelli Renato
Note sul contesto
« Rispetto alle lezioni ottocentesche, quelle di Palù e Viarago risultano prive delle strofe iniziali, che di solito rendono ancor più espliciti questi riferimenti. Ad esempio nella lezione lucchese del Giannini [Giannini 1889, 223], la bella alzandosi di buon ora trova l’uccellino che canta su una ramella; lo acchiappa e lo tiene sette anni sotto ’l covile delle lenzuola. L’uccellino riesce poi a scappare perché la mamma della bella è troppo briccona; da qui la richiesta di ritornare nella gabbiola d’oro tanto di drento che tanto di fuora, come appunto nell’incipit delle due lezioni mòchene. La presenza del refrain (e ciombola lila lella eviva l’amor) in entrambe le nostre lezioni trova precisi riscontri sia in quelle ottocentesche rispettivamente monferrina del Ferraro [p. 145: trullalalera trullalalà] e lucchese del Giannini [p. 223: tra-la-i-ra-la-la-la], che in quelle contemporanee piemontesi del Vigliermo [1986, 50: e puitrallaù lerillalalà] e brianzole della Spreafico [1971, 134: combolerillerela combolerillerà]. Come è noto i refrains costituiscono una caratteristica non secondaria delle ballate, in quanto elementi non-narrativi di un testo altrimenti essenzialmente narrativo. A causa del loro frequente carattere ritmico è stato suggerito che proprio i refrains mostrino come una volta le ballate fossero abitualmente “ballate”.» (Morelli, 2006)
Schedatore
Corradini Lorenza
Morelli Renato
Zanolli Silvana
Data di modifica
17/05/2025